Orlando: «Salvini vuole restituire a Palermo delle ville abusive»

di Redazione | 07/01/2019

Leoluca Orlando

Ci sono modi e modi per restituire alla legalità dei beni confiscati alla mafia. Il primo di questi, innanzitutto, è quello – appunto – che siano perfettamente legali. Sembra un discorso ovvio e invece non è così: Matteo Salvini, nei giorni scorsi, aveva annunciato di voler rendere fruibili per la città di Palermo tre ville che sono state sottratte alla criminalità organizzata. Peccato, però, che tutti e tre questi edifici siano abusivi, perché costruiti a meno di 150 metri dalla costa.

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Leoluca Orlando corregge Salvini: «Le ville che hai confiscato alla mafia sono abusive»

L’unica strada per riportare queste ville alla legalità, dunque, sarebbe quella di abbatterle: «Siamo disponibili a farci carico di queste ville – ha affermato Leoluca Orlando, il sindaco di Palermo -, ma il governo o il Parlamento devono prima trovare una soluzione che permetta di sanarle: cosi’ potremmo solo abbatterle».

Il primo cittadino del capoluogo siciliano, insomma, è nuovamente sugli scudi contro Salvini. Dopo la storia della ribellione al decreto sicurezza diventato legge su indicazione del ministro dell’Interno, è la volta delle ville confiscate alla mafia. Nella giornata di ieri, nel corso di una diretta Facebook, Salvini aveva detto di avere davanti agli occhi, sulla sua scrivania al Viminale, le foto delle tre ville in questione: «Avrò la gioia di riassegnarle ai  cittadini di Palermo, sperando che il sindaco non ci piazzi dentro immigrati».

Leoluca Orlando: «Al momento, l’unica soluzione è abbatterle»

Una stoccata che, evidentemente, non è piaciuta a Leoluca Orlando  che ha ricordato come quei manufatti siano abusivi perché non rispettano i vincoli ambientali. Prima, insomma, di parlare di legalità bisognerebbe farla rispettare questa legge. Ora, dunque, la parola passa al Parlamento che dovrebbe trovare una situazione, nel quadro normativo attuale, per risolvere una situazione che, altrimenti, non potrebbe concludersi in altra maniera che con l’abbattimento degli edifici.

FOTO: ANSA / MASSIMO PERCOSSI