Brexit, il piano per gestire l’immigrazione dei lavoratori

di Gaia Mellone | 19/12/2018

Brexit, il parere del procuratore generale getta benzina sul fuoco: «Il backstop, così, sarà permanente»
  • Dal 2021 sarà possibile trasferirsi in Uk solo se si ha già ottenuto un lavoro

  • I visti temporanei sono di un anno, allungabile a 5 per lavori specializzati

  • La soglia minima di salario annuo di 30mila sterline ha scatenato le polemiche del settore sanitario

Il classico tormentone dell’italiano che si trasferisce a Londra per fare il lavapiatti o il barista è destinato a scomparire. È uno degli effetti Brexit: dal 2021, cioè dalla fine del periodo di transizione, ci si potrà trasferire in Inghilterra solo se si ha già un lavoro. Intorno alle 13 italiane Theresa May affronterà l’ultimo question time al Parlamento per definire gli ultimi dettagli del «White Paper», che secondo il Guardian è stato ribalzato dai diversi dicasteri fino alla tarda serata di martedì 18 dicembre. Qualche dettaglio però è già trapelato, facendo scattare la polemica sul salario minimo di accesso.

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Brexit, salario minimo per avere il visto lavorativo

Nessuna corsia preferenziale per i vicini Europei: l’immigrazione lavorativa nell’Inghilterra post Brexit dovrà rispondere a requisiti precisi di competenze, capacità e curriculum. L’obbiettivo è quello di ridurre drasticamente il numero dei lavoratori in entrata, per rispondere alle critiche del fronte Leave che durante la campagna del referendum poneva un forte accento sui lavoratori in arrivo dall’estero. «Sarà un sistema che porterà la migrazione netta verso livelli più sostenibili» ha spiegato il ministro  dell’Interno Sajid Javid ai microfoni della Bbc, auspicando che le nuove misure riescano a indirizzare le aziende a «guardare per prima cosa verso la forza lavoro domestica».

Dal 2021 in poi infatti, potrà trasferirsi per lavorare in Uk soltanto chi un lavoro l’ha già trovato, e i visti saranno a scadenza: un anno per i lavori medio-bassi e 5 per quelli specializzati, a patto che il salario annuo non sia inferiore alle 30.000 sterline, come indicato dalla Commissione consultiva sull’immigrazione. La cifra, che corrisponde a circa 35mila euro, ha già sollevato polemiche: molti italiani che lavorano in Uk sono infatti del settore infermieristico e sanitario, i cui stipendi però non raggiungono la soglia trapelata ai media britannici. La contestazione è arrivata direttamente dal Servizio Sanitario Nazionale.  Il ministro Sajid Javid però cerca di tranquillizzare, spiegando alla Bbc che «la cifra precisa non verrà decisa oggi» confermando quindi che la soglia minima ci sarà, ma che «è importante consultare e ascoltare le aziende per trovare quella giusta».

Brexit, Il «visto del barista» è una possibilità

Fare i bagagli e partire all’avventura verso la fredda Londra non sarà più fattibile, almeno non a cuor leggero come si era abituati: del resto, è l’effetto principale della fine della libera circolazione. Eppure, molti bar, caffetterie e ristoranti della capitale Uk fanno affidamento proprio sui quei giovani che si accontentano di un lavoretto per fare un’esperienza di vita all’estero, magari per migliorare la lingua o per arrotondare durante gli studi. Fin dall’inizio delle trattative circolava la voce della possibilità di un «visto del barista», una sorta di permesso più elastico sempre della durata di un anno, ma non mai è stato confermato.

 

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