Il ministero di Di Maio spende più di tutti per viaggi, missioni e trasporti

di Gianmichele Laino | 18/12/2018

spese Di Maio
  • L'analisi dei bilanci dei vari ministeri fa emergere il budget previsto per viaggi, missioni e trasporti

  • Di Maio è al primo posto della classifica con 76,5 milioni del ministero per lo Sviluppo Economico

  • Salvini è distante, i tecnici spendono di meno

Saranno stati i viaggi in Cina. Oppure le tante missioni in giro per l’Italia. Fatto sta che la dotazione pubblica per convegni, viaggi, missioni, trasporti spesa dal ministero dello Sviluppo Economico presieduto da Luigi Di Maio è quella più alta all’interno dell’esecutivo giallo-verde. Lo dicono i numeri, che sono davvero da record.

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Spese Di Maio, che record

Il ministero di Di Maio ha inserito alla voce ‘indirizzo politico’ del bilancio del dicastero la rotonda cifra di 76,5 milioni di euro. Se si considera quella messa a disposizione dall’altro ministero di cui Di Maio è a capo (quello del Lavoro), la cifra complessiva arriva addirittura a 86,5 milioni. Un esborso che non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello di tutti gli altri ministri, compreso l’altro vicepremier Matteo Salvini.

Le spese di Salvini e degli altri ministri

Il ministro dell’Interno – nonostante il suo frenetico girovagare per l’Italia – riesce a spendere ‘soltanto’ 27 milioni, che comprendono le spese del suo staff al Viminale, per i collaboratori e per le missioni. Altro ministro che ha un budget piuttosto elevato a disposizione è quello per la Difesa, Elisabetta Trenta. Quest’ultima è al secondo posto di questa speciale classifica, con 62 milioni (distante 14 milioni da Luigi Di Maio), mentre al terzo posto c’è un altro esponente del Movimento 5 Stelle, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, con i suoi 52 milioni.

Sembrano molto lontani i tempi in cui gli sprechi della politica venivano additati in primo luogo come una delle principali cause della crisi e della conseguente emergenza nella classe dirigente italiana. Il Movimento 5 Stelle è stato molto efficace nel trasmettere questo messaggio dall’esterno, salvo comportarsi esattamente allo stesso modo – a parità di impegni con le altre forze politiche che hanno governato in passato – in quelle che possono essere considerate spese per gestire l’attività ordinaria.

Non è un caso che, in fondo alla classifica delle spese, ci siano ministri tecnici come Costa, Moavero e Bussetti e Bonisoli. Forse la perenne campagna elettorale di chi è più addentro alle questioni della politica incide anche sul budget dei ministeri.

FOTO: ANSA / MATTEO BAZZI