In Italia si perdono 627 posti di lavoro al giorno

di Gaia Mellone | 01/12/2018

In Italia si perdono 627 posti di lavoro al giorno, ma il consenso non cala
  • I dati Istat mostrano una situazione peggiore dell'Italia del 2011-2013

  • In 5 mesi di governo, si sono persi più posti di lavoro che con il governo Monti

  • Il nuovo anno potrebbe essere il punto di svolta, o la discesa definitiva in recessione

Il consenso degli italiani per il governo 5 stelle-Lega sale di giorno in giorno. A scendere però è l’occupazione. È quanto emerge dai dati elaborati dall’Istat: ogni giorno nel nostro paese si perdono 627 posti di lavoro. Numeri che superano quelli del periodo tra il 2011 e il 2013, cioè quando l’Italia stava vivendo uno dei momenti peggiori della crisi del debito.

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In 5 mesi di governo persi più posti di lavoro

Per fare un confronto, durante il governo di Mario Monti il ritmo di perdite di posti di lavoro giornalieri era di 609, mentre con il governo guidato da Paolo Gentiloni i numeri erano in positivo: circa mille posti di lavoro creati ogni giorno. Eppure, il governo non perde consensi, anzi. Si può dire che gli italiani credono nell’alleanza Lega-5 stelle ma non nella crescita del proprio paese. Secondo l’Istat alla base della caduta della crescita economica c’è il crollo della domanda interna. Le famiglie fanno pochi acquisti di beni durevoli, e gli imprenditori investono sempre meno, facendo crollare la spesa per impianti e macchinari. Il risultato è che il prodotto lordo ha cominciato a contrarsi, come non succedeva dal 2014.

L’Italia potrebbe essere destinata alla recessione

L’Italia quindi starebbe prendendo un treno rapido diretto verso la recessione. Lo sostengono anche i dati sintetizzati dalla Banca d’Italia, che mostrano come ogni mese sia peggiore del precedente. E non è un meccanismo destinato ad invertirsi: a febbraio, quando verranno emessi i titoli di Stato necessari al finanziamento del debito, l’Istat potrebbe decretare la recessione una volta per tutte, mettendo il nostro paese in una posizione di ulteriore vulnerabilità.

Secondo Luigi Di Maio la mancata crescita è eredità dei governi precedenti: sicuramente l’Italia che si è consegnata al nuovo governo non era delle migliori, ed era già instabile. Forse allora sarebbero state necessarie manovre meno azzardate e più “cuscinetto”, per ridare al nostro paese la forza d’acquisto che aveva un tempo. Secondo il governo invece, bisogna dare una sferzata decisa e correre dei rischi.  Il proposito per l’anno nuovo è che tra propaganda politica e matematica ci sia finalmente un punto d’incontro.

(Credits immagine di copertina ANSA/LUCA ZENNARO)

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