L’Hotel Rigopiano non doveva (e non poteva) essere costruito lì

di Enzo Boldi | 26/11/2018

Rigopiano
  • Chiuse le indagini sull'Hotel Rigopiano, colpito da una valanga il 18 gennaio 2017

  • Ventiquattro avvisi di garanzia ad amministratori locali e prefettura

  • La struttura non doveva essere costruita in quella vallata di Farindola

La Procura di Pescara ha chiuso le indagini sulla tragedia del 18 gennaio 2017, quando una valanga colpì l’Hotel Rigopiano a Farindola (in Abruzzo) provocando la morte di 29 persone. Ventiquattro gli avvisi di garanzia a sindaci, amministratori e funzionari pubblici e a una società, la Gran Sasso Resort & Spa. Per gli inquirenti, l’albergo non doveva e non poteva essere costruito in quella vallata a causa dell’alto rischio di sicurezza e la prefettura doveva attivare un centro soccorsi.

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A quasi due anni da quella tragedia, adesso andranno a giudizio tutti coloro i quali sono stati ritenuti dalla Procura come responsabili. Tra le 24 persone indagate ci sono il presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco, il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, l’ex prefetto del comune abruzzese Francesco Provolo, i dirigenti del dipartimento di Protezione civile Carlo Visca e Vincenzo Antenucci e il gestore della struttura alberghiera Bruno Di Tommaso, oltre ad altri funzionari di vari enti.

L’Hotel Rigopiano non doveva essere costruito lì

I reati ipotizzati a carico dei 24 indagati spaziano dal crollo di costruzioni o altri disastri colposi, lesioni colpose, omicidio colposo, abuso d’ufficio, abuso edilizio, omissione d’atti d’ufficio, falso ideologico e altri reati ambientali. Il tutto con l’accusa di aver provocato, attraverso un’errata attuazione dei regolamenti che hanno permesso la costruzione dell’Hotel Rigopiano in una vallata considerata ad alto rischio valanghe.

Indagato anche l’ex prefetto di Pescara

Gli amministratori locali indagati, infatti, sono accusati di aver fatto costruire – attraverso una concessione andata al di là dei piani regolatori – l’Hotel Rigopiano in quella vallata di Farindola, considerata un’area ad altissimo rischio. L’amministrazione avrebbe dovuto sospendere qualsiasi tipo di attività durante il periodo invernale. Invece, la struttura alberghiera venne fatta costruire e mantenuta in attività fino a quel tragico 18 gennaio di quasi due anni fa, provocando la morte di 29 persone. Sotto accusa anche la prefettura di Pescara che, qualche giorni prima della valanga (il 15 gennaio) non attivò la sala operativa e il centro soccorsi, nonostante il versante montano presentasse una grave situazione di emergenza. Per quel motivo, secondo la Procura, i soccorsi furono lenti e inefficaci.

(foto di copertina: ANSA/ MATTEO GUIDELLI)

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