Gianluca Vialli e la lotta contro il cancro: «Sto bene, ma non ho ancora la certezza di come finirà la partita»

di Redazione | 26/11/2018

gianluca vialli
  • Nel suo secondo libro Gianluca Vialli parla della personale battaglia contro il cancro

  • «Sto bene. È passato un anno. Ma hon ho ancora la certezza di come finirà la partita», dice

  • E ancora: «Ti prende come un senso di vergogna, giravo con un maglione sotto la camicia, per essere quello che conoscevano»

Sto «molto bene. È passato un anno e sono tornato ad avere un fisico bestiale. Ma non ho ancora la certezza di come finirà la partita». Parla così Gianluca Vialli della sua partita più difficile, la battaglia contro la malattia, la terribile esperienza del cancro. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera (di Aldo Cazzullo) l’ex calciatore, campione di Sampdoria, Juventus e Chelsea, autore del libro ‘Goals, 98 storie + 1 per affrontar ele sfide più difficili‘, racconta della sua 99esima storia, che nessuno conosceva.

Gianluca Vialli racconta la sua battaglia contro il cancro

«Ne avrei fatto volentieri a meno – dice Vialli –. Ma non è stato possibile. E allora l’ho considerata semplicemente una fase della mia vita che andava vissuta con coraggio e dalla quale imparare qualcosa. Sapevo che era duro e difficile doverlo dire agli altri, alla mia famiglia. Non vorresti mai far soffrire le persone che ti vogliono bene: i miei genitori, i miei fratelli e mia sorella, mia moglie Cathryn, le nostre bambine Olivia e Sofia. E ti prende come un senso di vergogna, come se quel che ti è successo fosse colpa tua. Giravo con un maglione sotto la camicia, perché gli altri non si accorgessero di nulla, per essere ancora il Vialli che conoscevano. Poi ho deciso di raccontare la mia storia e metterla nel libro».

«Sto bene, ma non ho ancora la certezza di come finirà la partita»

L’ex calciatore parla di un intervento, otto mesi di chemioterapia e sei settimane di radioterapia. Ora dice di stare «molto bene». «È passato un anno e sono tornato ad avere il fisico bestiale. Ma – spiega al Corriere della Sera – non ho ancora la certezza di come finirà la partita. Spero che la mia storia possa servire a ispirare le persone che si trovano all’incrocio determinante della vita. E spero che il mio sia un libro da tenere sul comodino, di cui leggere una o due storie prima di addormentarsi o al mattino appena svegli. Un’altra frase chiave, di quelle che durante la cura mi appuntavo, sui post-it gialli appesi al muro, è questa: ‘Noi siamo il prodotto dei nostri pensieri’. L’importante non è vincere; è pensare in modo vincente. La vita è fatta per il 10 per cento di quel che ci succede, e per il 90 per cento di come lo affrontiamo. Spero che la mia storia possa aiutare altri ad affrontare nel modo giusto quel che accade».

(Foto di copertina da archivio Ansa: Gianluca Vialli. Credit immagine: ANSA / ALESSANDRO DI MARCO)