Non solo Sergio Ramos, il sistema Real Madrid per aggirare i test antidoping

di Matteo Garavoglia | 25/11/2018

Real Madrid

Dopo il caso di Sergio Ramos positivo all’antidoping dopo la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid, Vittorio Malagutti e Stefano Vergine spiegano il sistema della squadra iberica per aggirare i test.

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Sistema Real Madrid per antidoping

Denominati Football Leaks, questi documenti sono stati analizzati dall’Eic (European investigative collaborations) e hanno fatto emergere un sistema ben più sofisticato:

Per capire come funziona davvero il sistema è utile, per esempio, tornare indietro nel tempo ai primi di febbraio dell’anno scorso, quando un paio di funzionari inviati dalla federazione europea si presentarono al centro allenamento del Real Madrid con l’incarico di prelevare un campione di sangue da dieci calciatori della squadra spagnola. E’ un test a sorpresa, una verifica senza preavviso a cui sono periodicamente sottoposti giocatori e club. Per agevolare il lavoro degli ispettori, gli atleti sono obbligati a segnalare i loro spostamenti e a rendersi disponibili su richiesta delle autorità sportive. Ronaldo e compagni, però, la prendono male. Sono infastiditi e non ne fanno mistero. Tra i sorteggiati per il controllo c’è anche il campione portoghese, che alza la voce. “Sempre a me”, protesta il calciatore più pagato al mondo e mentre porge il braccio alla siringa si lamenta come se fosse un perseguitato. Dopo un primo tentativo, il test deve essere ripetuto una seconda volta. Nella stanza dove è radunata la squadra sale la tensione. I medici accreditati dalla Uefa fanno appena in tempo a completare il prelievo di sangue dalle vene di Ronaldo e del centrocampista Toni Kroos, quando si fanno avanti alcuni infermieri dello staff del Real. Saranno loro a completare il test sugli altri otto giocatori. L’incidente di Madrid viene denunciato nel rapporto degli ispettori dell’antidoping. Le regole non sono state rispettate. I controlli non possono certo essere svolti dai controllati, cioè dai club. E ai calciatori, come ovvio, non è consentito scegliersi il personale medico a cui affidare gli esami clinici. L’Uefa chiede spiegazioni al club spagnolo destinato di lì a pochi mesi a conquistare la Champions League. La replica arriva a stretto giro di posta ed è una doccia fredda per la federazione continentale. José Angel Sanchez, direttore generale della squadra madrilena, mette nero su bianco una risposta che suona come uno schiaffo a quelle che, almeno in teoria, sarebbero le massime autorità calcistiche europee.

(Foto credits: Ansa)