Il professor Giuseppe Conte sbaglia clamorosamente il congiuntivo | VIDEO

di Gianmichele Laino | 24/11/2018

Congiuntivo Giuseppe Conte

L’ultimo passo è compiuto. Il professore e avvocato del popolo è ormai esattamente uguale agli altri politici che lo hanno indicato come presidente del Consiglio e garante del contratto. Finora, era rimasta soltanto la retorica e il lessico a distinguerlo dai suoi punti di riferimento politici, che non hanno certo alle spalle una carriera accademica. In molti casi, nemmeno una laurea. Giuseppe Conte ha sbagliato un congiuntivo. Davanti ai giornalisti che gli chiedevano lumi sulle modifiche ai provvedimenti del governo.

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Congiuntivo Giuseppe Conte, il suo errore di grammatica

«Non capisco perché i giornali scrivino queste cose» – e la gaffe è servita. Proprio come mostrano queste immagini. All’italiano medio, si sa, l’uso del congiuntivo non è mai piaciuto. L’errore di conte, se non fosse proprio uno strafalcione in piena regola, potrebbe quasi sembrare un gesto populista.

Il suo ruolo di professore doveva emergere – nelle intenzioni della comunicazione legastellata – rispetto al resto della classe politica che lo ha indicato come presidente del Consiglio. Per dare un’immagine il più istituzionale possibile alla carica ricoperta, per presentare all’elettore un volto rassicurante, in grado di tenere il passo sulla competenza rispetto agli altri leader europei. Per questo è stato presentato, sin dall’inizio, come una eccellenza del mondo accademico italiano.

Mancava solo il congiuntivo sbagliato

A piccoli passi, tuttavia, questa sua figura è stata erosa dagli eventi. Ne è passata di acqua sotto il Conte da quella prima battuta davanti ai giornalisti di Palazzo Chigi che gli chiedevano di Matteo Renzi. Li liquidò con la spocchiosa frase: «Ma è professore lui?». Come a voler indicare il suo essere altro rispetto al predecessore.

Ma la sua competenza accademica è inciampata una prima volta nel curriculum un po’ adattato alle circostanze. Con le vacanze studio inserite in maniera disinvolta come se fossero periodi di perfezionamento all’estero. Poi è stata la volta della sua conoscenza delle lingue straniere, non proprio eccellente, specialmente nei suoi discorsi davanti a una platea internazionale. Le vacanze studio, insomma, non erano servite poi così tanto. I continui cambi di passo sui provvedimenti dell’esecutivo hanno fatto dubitare i più anche sulla sua capacità di gestire le situazioni di emergenza, fino a quando non si è quasi completamente eclissato dietro ai suoi due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio e persino dietro al suo portavoce Rocco Casalino. Mancava solo lo strafalcione grammaticale da matita blu. Che è arrivato, puntuale, la mattina del 24 novembre. Non c’è più nient’altro che lo distingue dal resto della barbarie.