La regola del doppio mandato che ‘inguaia’ Di Maio e il M5S

di Redazione | 08/11/2018

doppio mandato
  • La regola del doppio mandato frena Di Maio e il M5S

  • Il vincolo dello statuto impedisce al vicepremier di trattare ad armi pari con Salvini e la Lega

  • La fine della legislatura, allo stato attuale, coinciderebbe con la conclusione dell'esperienza parlamentare di tutti i big pentastellati

Anche le regole interne ai partiti hanno un peso nelle dinamiche della maggioranza di governo. È il caso del doppio mandato imposto dallo statuto ai parlamentari del Movimento 5 Stelle e che si è trasformato in questi mesi in una zavorra per il capo politico Luigi Di Maio e per gli altri ministri che già sedevano alla Camera e al Senato nella passata legislatura. Ad evidenziarlo è oggi il Corriere della Sera (retroscena di Francesco Verderami) raccontando delle difficoltà dei pentastellati a lottare ad armi pari con Matteo Salvini e la Lega.

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Il doppio mandato frena Di Maio e M5S, non possono minacciare la crisi

Il vincolo dei due mandati impedisce un controllo dei vertici del M5S sui gruppi parlamentari e pone un freno a Di Maio perché, allo stato attuale, la fine dell’esperienza del governo gialloverde coinciderebbe con la conclusione dell’esperienza da parlamentare del capo politico. Mentre Salvini, nella trattativa sui vari punti del contratto di governo, può minacciare lo strappo, la crisi, il ritorno alle urne, il leader del Movimento 5 Stelle non può utilizzare simili strumenti di pressione sugli alleati. Lo ha ricordato anche il dissidente Gregorio De Falco, uno dei senatori che non ha votato con la maggioranza sul dl sicurezza. «Minaccia di cacciarmi? Anche lui è a termine», ha ricordato nei giorni scorsi replicando a Di Maio.

I big a rischio

Insomma, se da una parte il doppio mandato si rivela efficace questione da sfruttare in campagna elettorale per lanciare il messaggio di una politica non attaccata alla poltrona, dall’altra pone lo stesso M5S in una posizione di netto svantaggio. E non solo per Di Maio. In base al regolamento a fine legislatura dovrebbero andare a casa – ricorda ancora il Corriere – anche i ministri Riccardo Fraccaro, Giulia Grillo, Barbara Lezzi e Danilo Toninelli, i sottosegretari Laura Castelli e Stefano Buffagni, il presidente della Camera Roberto Fico, la vicepresidente del Senato Paola Taverna. Tutti esponenti di primo piano. Fuori dal giro è rimasto Alessandro Di Battista, che si prepara a tornare dopo il suo lungo viaggio in America. È considerato proprio lui il principale candidato alla successione di Di Maio.

(Foto di copertina da archivio Ansa: il leader del M5s Luigi Di Maio alla Camera il giorno dell’elezione di Roberto Fico a presidente della Camera, il 24 marzo 2018. Credit immagine: ANSA / ETTORE FERRARI)