La fidanzata di Traini: «Se non avessimo litigato quella mattina, non avrebbe fatto il raid razzista»

di Redazione | 29/10/2018

fidanzata Luca Traini
  • Luca Traini è l'autore del raid razzista a Macerata dopo la morte di Pamela Mastropietro

  • Parla la fidanzata, che ha preferito restare nell'ombra fino a questo momento

  • Dice che il suo è un fascismo di facciata e che non sarebbe successo nulla se non avessero litigato

La fidanzata di Luca Traini ha scelto di restare anonima e in disparte fino a questo momento, negli otto mesi che separano la data odierna dal gesto razzista dell’ex simpatizzante della Lega a Macerata, all’indomani dell’uccisione di Pamela Mastropietro. Nel suo colloquio con il quotidiano La Repubblica ha chiesto di restare anonima. Ma ha fornito degli elementi interessanti per comprendere il personaggio Luca Traini, condannato a 12 anni di carcere per la sua aggressione a sfondo razzista.

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Fidanzata Luca Traini, le parole della ragazza

«Quando uscirà dal carcere – dice – ci sposeremo e ci rifaremo una vita insieme. Lo amo e non lo considero un delinquente». Perché la fidanzata di Luca Traini è convinta che quel giorno – il 3 febbraio 2018 – se i due non avessero litigato, non sarebbe successo niente. «Luca ha fatto un gesto orribile – ha proseguito la ragazza, studentessa universitaria – e per questo motivo deve pagare: ma il suo fascismo è solo di facciata. Ha una croce celtica tatuata sul braccio, aveva un cero di Mussolini che ha riposto nel luogo dove Pamela è stata mutilata e faceva il saluto romano. Ma non gli dava l’importanza che gli diamo noi».

La ragazza di Luca Traini ammette che ci possa essere qualche responsabilità di tipo politico dietro al gesto fatto dal suo compagno. In modo particolare, dice la giovane, i messaggi diffusi da Matteo Salvini – che in quei giorni era in campagna elettorale – possono aver inciso sull’inconscio di Traini: «Luca è un ragazzo sensibile. Secondo me, Salvini ha avuto qualche influsso che ha contribuito a fargli prendere quella decisione. Non dico che è stato la causa del raid, ma qualcosa c’è stato».

L’odio nei confronti degli spacciatori e le motivazioni del raid di Traini

Insomma, la descrizione fatta dalla ragazza di Luca Traini – per certi versi – ricorda da molto vicino gli ultimi ritratti dal carcere di Ascoli che sono stati tratteggiati dagli esperti sull’autore dell’aggressione razzista a Macerata. L’odio nei confronti degli spacciatori deriva senz’altro da esperienze personali: «Diceva – sostiene la ragazza – che avrebbe fatto fuori tutti gli spacciatori. Mi ha aiutato a uscire dal tunnel della droga, mi impediva di andare ai rave e litigavamo su questo, a volte dava di matto. Anche la sua ex era stata vittima della droga, per questo non accettava la situazione. Diciamo che io ho riempito il vaso e Pamela è stata la goccia».

La ragazza di Luca Traini ha raccontato ciò che era avvenuto la sera prima del raid: l’uomo aveva rifiutato di andare al cinema con lei perché scosso dalla morte di Pamela. Il giorno dopo, Traini aveva chiamato la ragazza per fare la pace, ma lei aveva riattaccato il telefono. «Non dico che la sparatoria sia stata colpa mia, però se fossi andata da lui non sarebbe successa. Alle 12.30 mi ha richiamato, non dimenticherò mai quello che mi ha detto: ‘Ti lascio, ho fatto una cosa brutta. Promettimi che non ti ributterai mai più sulla droga, ti amo’».

Secondo la ragazza, Traini è affetto da un disturbo della personalità, ma ha sempre rifiutato le cure mediche, anche solo la consulenza di un dottore. Ora, la ragazza racconta di una nuova serenità ritrovata in carcere: «È amico di un brigatista, o qualcosa del genere. Lavora e fa le pulizie per 200 euro al mese. Quando ha saputo della morte di Desirée mi ha chiesto di fare le condoglianze alla sua famiglia».

(Foto da archivio Ansa)