Cantone: «Lacuna nel decreto Genova, rischio infiltrazioni mafiose»

di Gianmichele Laino | 10/10/2018

infiltrazioni mafiose

Un decreto «scritto con il cuore» – citazione testuale delle parole del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli – che, tuttavia, ha omesso alcune indicazioni particolari che evitano i rischi di infiltrazioni mafiose. L’allarme è scattato questa mattina, nel corso di un’audizione alla Camera del presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone. Quest’ultimo ha evidenziato come tra le righe del decreto legge preparato dal governo per la ricostruzione del ponte Morandi ci sia una deroga a tutte le norme extrapenali.

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Infiltrazioni mafiose, il rischio del decreto Genova

Si tratta cioè di una vera e propria omissione di tutti i riferimenti che le aziende interessate alla ricostruzione dovrebbero fare in rispetto delle norme anti-corruzione, del Codice antimafia e della relativa disciplina delle interdittive.

«Non ritengo – ha detto Cantone – di dover sottolineare i rischi insiti in tale omissione, soprattutto perché vi sono tante attività connesse alla ricostruzione (dal movimento terra allo smaltimento dei rifiuti, ad esempio) in cui le imprese mafiose detengono un indiscutibile know how».

L’avvertimento di Raffaele Cantone sulle infiltrazioni mafiose

Insomma, l’avvertimento del presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione è decisamente di alto livello. Con questa omissione all’interno del decreto Genova, infatti, si può configurare una sorta di invito a nozze alle associazioni mafiose che, con le più stringenti norme del codice anti mafia, spesso sono tagliate fuori dalle gare pubbliche, ma che – con un decreto scritto in questo modo – avrebbero gioco facile a infiltrarsi.

I dubbi e le perplessità di Cantone riguardano anche i poteri attribuiti al commissario per la ricostruzione, definiti «senza precedenti»: la carica, infatti, ha come limiti soltanto i principi della carta costituzionale e le norme europee.

Genova, insomma, sta per vivere un’altra beffa. Dopo i ritardi sul decreto, dovuti a una iniziale omissione delle coperture, dopo i ritardi nella nomina del commissario straordinario (alla fine individuato nel sindaco di Genova Marco Bucci), dopo le promesse disattese sugli aiuti e sul ricollocamento degli sfollati, adesso rischia di essere esposta alla mercé delle organizzazioni criminali che – oltre ad arricchirsi indebitamente attraverso gli appalti pubblici – realizzano lavori approssimativi per massimizzare i profitti.

Genova, la città che ha assistito alla morte di 43 persone in quel terribile 14 agosto 2018, non merita tutto questo.

(Foto: ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI)