Il direttore di Repubblica Calabresi risponde all’attacco di Di Maio: «Non vogliono le domande scomode»

di Redazione | 08/10/2018

repubblica

Il vicepremier Luigi Di Maio evoca la chiusura di Repubblica e dell’Espresso. Il direttore del quotidiano gli risponde con un articolo in cui manifesta preoccupazione per le posizioni espresse dalla maggioranza e dal governo «per lo scadimento del dibattito che avvelena l’opinione pubblica». In un lungo articolo pubblicato sul sito e sul giornale cartaceo dal titolo ‘Quell’ossessione per Repubblica dei nuovi potentiMario Calabresi scrive: «I nuovi potenti sono ossessionati dal nostro lavoro, ma non ci faremo spaventare. Si fatica a prendere sul serio chi in una settimana ha annunciato di aver cancellato la povertà, e poi ha scritto nel Def che non ci saranno più vittime della strada entro il 2050. Ma non è più tempo di scherzare o di scrollare la testa sconsolati. Perché accade se ‘nessuno li legge più’ questi giornali? Semplicemente perché non è vero».

Di Maio attacca Repubblica, il direttore Calabresi: «Vogliono liberarsi delle domande scomode»

Il direttore di Repubblica indica il motivo dell’attacco al suo quotidiano nella sua leadership su Internet: «Siamo il sito più letto in Italia e questo il Movimento 5 Stelle non lo digerisce. Siamo ‘pericolosi’ proprio perché Repubblica è leader in quello che considerano il loro territorio, la loro prateria. I nuovi potenti, ovunque nel mondo, si sono accorti che grazie alle tecnologie possono sperare di realizzare il sogno di ogni governante della storia: liberarsi dei corpi intermedi, delle critiche e delle domande scomode». Calabresi ricorda che già Barack Obama inondava gli americani di post sui social ma non convocava mai una conferenza stampa. E che con Donald Trump la comunicazione è diventata una clava da usare contro chiunque non si presti alla sua rappresentazione.

«Non abbiamo paura, siamo preoccupati per noi e per il Paese»

Secondo il direttore, l’obiettivo del Movimento 5 Stelle è «mandare fuori strada» Repubblica e l’intero gruppo editoriale cui appartiene. «Dovevano cancellare il finanziamento pubblico» ai giornali, poi – spiega ancora il giornalista – hanno scoperto che i grandi giornali non ne prendono. Così hanno alzato il tiro e «preso di mira direttamente la pubblicità. Per farlo, hanno trasmesso l’idea che la pubblicità sia un trucco delle aziende per comprare i giornalisti». «Non abbiamo paura – dice ancora Calabresi – Siamo preoccupati per noi e per il Paese. Lo situazione del mercato dell’editoria aiuta questo lavoro di distruzione. Finora nulla di quello che abbiamo scritto è mai risultato falso. Noi – aggiunge il direttore – non siamo un partito, non cerchiamo consenso, non viviamo di stipendi pubblici, ma stiamo in piedi grazie ai lettori». Quindi, conclude: «Se vi interessa continuare ad ascoltare un’altra campana continuate a farlo con convinzione. Molti lo stanno facendo in queste ore, mostrandoci una solidarietà commovente».

(Foto di copertina: Mario Calabresi e Luigi Di Maio. Immagini da archivio Ansa)