Nadia Toffa risponde alla mamma di due bimbi malati: «Nessuno ci può insegnare come vivere»

di Redazione | 06/10/2018

Nadia Toffa

Nadia Toffa aveva definito la sua malattia come “un dono”, un’occasione di riscatto. Parole male interpretate (o interpretate fin troppo) dalla rete che non perse l’occasione per farglielo notare.

LEGGI ANCHE > Nadia Toffa ci ripensa: «Non è vero che il cancro è un dono, si batte con la chemio»

Lettera Mariangela a Nadia Toffa

A sua difesa sono arrivate le parole di Mariangela, madre di due bambini malati, indirizzate direttamente al direttore di Repubblica:

Caro Direttore,
chi sta combattendo la sua battaglia per la vita merita rispetto. Se non siete capaci di starvene in silenzio, allora riflettete, pensate, e poi tacete per sempre. Anche se la stessa battaglia l’avete combattuta e persa, o se l’avete vinta con altre armi, non avete un contratto in esclusiva che indichi i punti cardinali del sopravvivere. Chi siete? Tutti lì a ricordare a una giovane donna, imperdonabilmente bella, brava e famosa, che lei ha il cancro. Tutti a ripetere, come in un film di Troisi, di ricordarsi che forse morirà. Qualcuno spingendosi oltre e passando ad augurarle questa fine.
Perché il cancro è un dono. È un dono, avete letto. E questo vi ha fatto imbestialire. E a dirlo, poi, una sciacquetta famosa curata sicuramente in qualche clinica privata. Il sottotesto non vi interessa.

Lettera Nadia Toffa risposta a Mariangela

A distanza di neanche un giorno, è arrivata la risposta di Nadia, sempre rivolta a Mario Calabresi in cui, oltre a ringraziare Mariangela, cerca di spiegare meglio su quelle parole tanto contestate su Instagram:

Caro Direttore,
la ringrazio di aver pubblicato la lettera di Mariangela, e più di tutto ringrazio lei, Mariangela. Quando ho letto la sua storia mi sono commossa profondamente. Non perché sono malata come lo sono i suoi bambini, ma perché ha scritto parole piene di comprensione umana, di dolore e di vita allo stesso tempo. Penso ai suoi bambini splendidi, coraggiosissimi che lottano con la malattia e non posso provare altro che una smisurata solidarietà. I bambini ci insegnano la forza, hanno uno spirito di sopravvivenza infinito e inesauribile. Un bambino vuole continuare a correre, a giocare, a vivere anche in mezzo all’inferno. In Iraq li ho visti con i miei occhi, sotto l’assedio dell’Isis, in mezzo alle macerie, inseguivano un pallone e ridevano come matti. Di certo non mancavano di rispetto a nessuno. Non siamo in grado di sapere come una persona possa reagire davanti a un dolore, che sia un padre che perde il lavoro, una madre i cui figli sono malati, una ragazzina che per la prima volta viene lasciata dal fidanzato. La vita ci mette di continuo davanti a situazioni difficili e noi lottiamo al massimo, facciamo la nostra parte, sempre, come fa Mariangela e come fanno molti altri genitori. Non vinciamo sempre, non siamo sempre i più forti, i più sani, i più intelligenti, e quando succede di inciampare, di farci male, ricordiamo di essere così fragili che tutto si può scompaginare all’improvviso, con la facilità con cui si soffiano via le briciole dalla tavola.E la fragilità è tutt’altro che debolezza, è la condizione che ci accomuna e ci permette di immaginare quello che un altro può provare, di metterci nei suoi panni. È la Pietas dei nostri antenati latini, di cui ci siamo dimenticati: delicatezza, amore, compassione, rispetto.
È sempre difficile mettersi nei panni di qualcun altro, e credo che qualcuno non ci abbia nemmeno provato a farlo con me e con tutte le persone a cui viene detto come vivere il proprio dolore.
L’aggressività è molto di moda oggi, sono tempi bui in cui la retorica della prevaricazione violenta, del gridare più forte dilaga dalla politica ai social al nostro quotidiano.
Le persone fragili non hanno nessuno che le difende quando vengono bullizzate in rete, la mia reazione vale anche per loro. Ho sentito un dovere, un’emergenza nel rispondere perché sapevo che la popolarità avrebbe dato un’eco maggiore alla mia voce e volevo usare questa eco per chi è lasciato da solo a fare i conti con la malattia. Come si fa a occuparsi della malattia, propria o altrui, e sopportare anche la violenza di chi non capisce e giudica? È vero, quando c’è un’emergenza si scopre di avere una forza sovrannaturale nascosta da qualche parte e che non si immaginava nemmeno, come quando una mamma solleva un tir per portare suo figlio in salvo.
La vita è bellissima, è una figata. Non vedi l’ora di assaporarne ogni minuto, perché non sai mai davvero quanta ce ne sarà ancora. Io lo sto facendo, Mariangela lo sta facendo e anche i suoi figli. In questo non vedo nessun affronto, nessun insulto, nessuna mancanza di rispetto a nessun essere sulla terra.

(Foto credits: Ansa)