Lodo Guenzi a X Factor è la prova che l’Indie ormai è mainstream

di Gaia Mellone | 05/10/2018

lodo guenzi indie è morto

È ufficiale: il posto di giudice di X Factor di Asia Argento è stato assegnato a Lodo Guenzi, il frontman de Lo Stato Sociale. Un gruppo che ha sempre rifiutato etichette, ma che negli ultimi anni è uscito dall’underground italiano per salire alla ribalta. Sanremo, poi la conduzione del concerto del primo maggio, adesso X Factor. Senza nulla togliere al talento di Lodo Guenzi, sorge spontaneo chiedersi: che fine ha fatto Lo Stato Sociale di «Nasci rockstar e muori giudice ad un talent show»?

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In fondo, è un ritornello che ci si ripete da un po’ : l’indie è morto. A questo punto, più che morto, bisogna dire che si è trasformato, spostandosi dai social alla tv, dai concerti intimi agli stadi sold out. A questo proposito c’è una bella serie di video firmati da Le Coliche, che forse spiegano l’evoluzione, e la morte, dell’indie meglio di tante parole, e dove ipotizzano il “super trio indie” composto da The Giornalisti, Calcutta e Coez. Un progetto che non sembra così irrealizzabile a dirla tutta.

X Factor ne è in parte colpevole: c’era Levante, che forse non è proprio Indie, ma era sicuramente una delle voci femminili più “alternative” del panorama del cantautorato italiano. Per lei l’esperienza a X Factor era andata bene, ma non benissimo, e adesso è tornata ai suoi tour musicali e alla scrittura – su Instagram ha annunciato il titolo del suo nuovo libro “Questa è l’ultima volta che ti dimentico”. Diversa la questione Manuel Agnelli e Morgan prima. Artisti che vengono dal background del rock, ma che hanno sempre avuto quel “quid” televisivo, provocatorio e di spessore. L’indie, intanto, cresceva tra i canali dei social network, dei locali un po’ hipster-trasandati, riportando in auge il cantautorato introspettivo. Cosa significa essere indie? originariamente significava essere indi-pendente, autoprodotte. Oggi, tanto di cappello a chi trova una definizione. Forse significa scrivere frasi che fanno dire “beh ma avrei potuto scriverla anche io” perché ci si rispecchia, e poi le canta a squarciagola. Ma tanto, l’indie è morto.

Calcutta ormai lo conoscono tutti, e le sue frasi sono diventati tormentoni. Quante volte, appena un amico ha mal di testa, scatta il coro «lo sai che la Tachipirina 500 se ne prendi due diventa mille»? Ha persino fatto il tour in Autogrill: una scelta curiosa, simpatica, ma comunque sponsorizzata. Poi, c’è il grande emblema dell’indie che va di moda: Tommaso Paradiso. Il cantante dei The Giornalisti ormai è un brand a sé stante. È diventato un sex symbol, le sue Instagram stories conquistano migliaia di visualizzazioni, riempie gli stadi al canto di “completamente”, e fa i video con Alessandro Borghi. C’è anche Coez che invece ripudia l’etichetta “indie” in qualsiasi intervista, Cosmo che fa le ospitate da Fazio a Che Tempo Che Fa, Motta che va a Sanremo, Liberato che collabora con Converse. Tutti nomi che svettano nella classifica “Indie Italia”  su Spotify, che per inciso supera i 200 mila follower. Gli ascolti mensili delle band “indie” e i sold out dei loro concerti li mettono in degna competizione dei cantanti mainstream.

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Ma se l’indie diventa mainstream non è necessariamente un male. Ci si può prestare ai canali tradizionali mantenendo intatta la propria vena di nicchia, come ha fatto Brunori Sas con il suo programma “Brunori Sa”, in onda su Rai 3 la domenica – ma in seconda serata perché l’indie vero non dorme la notte anche se il giorno dopo deve andare al lavoro. Tutto sommato, portare l’indie in tv può essere un modo per far riappropriare i giovani del vecchio media, o per creare una pluralità del panorama. Nessun gruppo o artista rimane uguale a se stesso sempre: la carriera fa il suo corso, c’è chi si vende e chi si evolve. E in fondo, il Pop non ha mai fatto male a nessuno. La linea tra le etichette musicali si assottigliano, e l’unica vera distinzione che conta è quella tra una bella e una brutta canzone.

Intanto, in bocca al lupo a Guenzi per la sua nuova avventura, tanto il vero Indie dice di non guardare X factor, ma poi lo fa.

(Credits immagine: ANSA/CLAUDIO PERI)