Ecco perché Andrea Agnelli ha fatto saltare Beppe Marotta

di Enzo Boldi | 02/10/2018

Marotta

Anche se è amore non si vede. Il rumoroso addio di Beppe Marotta alla Juventus ha scatenato la ricerca delle ipotesi che hanno portato alla rottura di questo rapporto che sembrava essere idilliaco e condito da grandi successi a livello nazionale. Il quotidiano La Verità, in un articolo a firma Gigi Moncalvo, ha provato a scandagliare il fondale per trovare la risposta a questi perché e il nome che ne è venuto fuori è quello di Andrea Agnelli.

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Partiamo dall’inizio. Beppe Marotta fu scelto come amministratore delegato del club bianconero da John Elkann che era alla ricerca di un nome forte e professionale per sostituire il duo Blanc-Cobolli Gigli, che non hanno saputo ottimizzare al meglio la rinascita della Juventus dopo il caso Calciopoli e la retrocessione in Serie B. Moncalvo spiega come la decisione di non rinnovare il contratto a Marotta ci sia proprio questa sua voglia di rompere col passato, gettando via tutto quello che non sia stato deciso da lui.

Marotta, il caso ultras e le infiltrazioni della ‘ndrangheta

Tra i tanti conflitti tra Andrea Agnelli e Beppe Marotta c’è anche il delicato e spinoso caso ultras, con le indagini per le infiltrazioni di esponenti della ‘ndrangheta all’interno della tifoseria bianconera. Un caso che ha visto coinvolto il presidente bianconero che rispose a una domanda del procuratore federale con un laconico «chiedete a Marotta». Nella prossima puntata di Report, sarà mostrato il ruolo dell’ormai ex amministratore delegato nei rapporti con alcuni esponenti della criminalità organizzata calabrese.

 

L’addio di Marotta, c’entra anche il calcio

Il calcio sembra essere solamente lo sfondo di questa vicenda, ma ha anche un ruolo fondamentale. Tra le tante incomprensioni tra la presidenza e Beppe Marotta c’è anche la gestione di alcune compravendite di calciatori. Ultima quella di Cristiano Ronaldo, ritenuto dall’ex ad un ottimo acquisto a livello tecnico, ma una pessima mossa a livello economico. In precedenza le lotte intestine, anche con il direttore sportivo Fabio Paratici (con cui aveva lavorato benissimo alla Sampdoria), sui nomi di Draxler, Cuadrado e altri.

L’ombra di Nedved, l’uomo di Moggi

Ma anche dagli spalti la situazione non era delle migliori. Moncalvo spiega come l’uomo di fiducia, messo lì dal duo Moggi-Giraudo – che, secondo il giornalista de La Verità, aleggia ancora sulla Juventus -, Pavel Nedved abbia avuto nel tempo più potere di Marotta. Segno che il tempo per lui in bianconero era destinato a finire dietro quella che definisce «l’ipocrisia di casa Juve».

(foto di copertina: ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)