Giorgetti dice che le Olimpiadi 2026 «sono morte qui», ma qualcosa si può ancora salvare

di Gianmichele Laino | 18/09/2018

Olimpiadi 2026

C’è una cosa in cui l’Italia è medaglia d’oro. Si tratta della disciplina tutta tricolore delle Olimpiadi annunciate che poi non si trasformano in candidatura. Era successo con Roma 2020 (lì, in verità, il progetto della candidatura era già piuttosto avanzato, con tanto di presentazione del logo), è successo ancora con le Olimpiadi 2026, quelle invernali che si sarebbero dovute svolgere tra Milano, Torino e Cortina d’Ampezzo.

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Olimpiadi 2026, la candidatura dell’Italia è morta qui

A intonare il requiem definitivo è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti che ha appena dichiarato che non ci sono le condizioni per portare avanti la candidatura nel nostro Paese: «Le Olimpiadi 2026, pertanto, sono morte qui».

Insanabili le divergenze, probabilmente tutte di natura politica, tra la Milano di Giuseppe Sala e la Torino guidata dal sindaco del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino. La città lombarda non voleva assolutamente rinunciare al suo ruolo da capofila, in questo incontrando l’ostinata opposizione di Torino. In un primo momento c’era stata anche un’apertura da parte della città meneghina, ma evidentemente negli ultimi giorni la situazione è irrimediabilmente precipitata.

Olimpiadi 2026, la dichiarazione di Giorgetti

«Io ritengo – ha detto Giorgetti che ha anche la delega allo Sport – che una cosa così importante come la candidatura olimpica deve prevedere uno spirito di condivisione che non ho rintracciato tra le tre città. Per questo il governo non ritiene che una candidatura così come formulata possa avere ulteriore corso. Questo tipo di proposta non ha sostegno del governo, è morta».

Olimpiadi 2026, Lombardia e Veneto provano il salvataggio in extremis

Non ci sarà il tridente, dunque. Tuttavia, domani la rappresentanza del Coni con Giovanni Malagò è attesa a Losanna. Il comitato olimpico italiano, in teoria, potrebbe presentare una candidatura alternativa, una sorta di piano B che – del resto – è sempre stato considerato più debole della candidatura tripartita tra Milano, Torino e Cortina d’Ampezzo. Possibile, come dichiarato successivamente, che vada avanti una candidatura congiunta tra Lombardia e Veneto, per evitare di gettare tutto alle ortiche e far concretizzare un secondo flop a cinque cerchi per l’Italia, macchia insanabile per qualsiasi grande evento sportivo da organizzare in futuro nel nostro Paese.

«Se Lombardia e Veneto vogliono andare insieme – ha detto Giorgetti -, se ne faranno carico loro anche in termini di oneri. In caso di candidatura tridente il Governo avrebbe messo le garanzie, in questo caso non ci saranno, ma dovranno fornirle loro. Se poi anche Torino volesse… deciderà il Coni». Insomma, quella sull’asse leghista Lombardia-Veneto è una candidatura che parte zoppa, frenata in qualche modo dallo stesso governo di cui la Lega fa parte. Intanto, alle 18 è previsto un incontro tra Giovanni Malagò e lo stesso Giorgetti: probabile che, a quell’ora, verrà messa la parola fine su questo balletto delle assurdità.

FOTO: ANSA/CLAUDIO PERI