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L’unione Europea è contro l’Ungheria, ma è solo l’inizio

Il dado è tratto. L’Aula del Parlamento europeo oggi ha chiesto di attivare le procedure che potrebbero sospendere il diritto di voto dell’Ungheria all’interno del Consiglio. Sono stati 448 gli europarlamentari che si sono espressi contro l’esecutivo di Budapest e il suo leader, mentre i contrari sono stati solo 197 e 48 gli astenuti. La relatrice del testo, la Verde Juditi Sargentini si è dichiarata soddisfatta: «Non ho nulla contro il Paese e il suo popolo, ma c’è un governo che agisce contro i diritti».

Intanto il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto ha definito la decisione del Parlamento «una vendetta meschina dei politici pro-immigrazione, perché abbiamo provato che l’immigrazione può essere fermata».

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La richiesta dell’avvio dell’articolo 7 del Trattato di Lisbona arriva dopo che il governo è stato accusato di aver non solo indebolito le proprie istituzioni democratiche e lo stato di diritto, ma anche di aver deliberatamente favorito la discriminazione delle minoranze etniche, di essere quindi entranti in contrasto con i valori fondanti dell’Unione.

Accuse che Viktor Orban ha rifiutato sostenendo che delle 69 affermazioni sulla violazione dello stato di diritto incluse nel rapporto 13 si riferiscono ad affari già regolati in varie sedi dell’Ue, altri 19 sono attualmente oggetto di discussione con la Commissione, e i restanti 37 sono solo «bugie, senza fondamento, che offendono per l’Ungheria come nazione sovrana». Ha anche negato che in Ungheria sia presente un forte antisemitismo, andando quindi in contrato alle denuncia degli analisti, e ha negato anche le limitazioni alla libertà di stampa, contraddicendo i rapporti pubblicati da diversi giornalisti ungheresi. Il ministro ha poi aggiunto che si stanno esaminando «le possibilità giuridiche per un ricorso, perché la votazione era irregolare non contando nella quota le astensioni».

Perché la rimozione del diritto di voto scatti in maniera definitiva si dovrà però aspettare. Il procedimento, così raro da essere soprannominato “opzione nucleare” potrà scattare solo al voto favorevole degli altri 27 stati, e alcuni come la Polonia, hanno già dichiarato che si schiereranno a favore di Orban.