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Il caos in Libia potrebbe non fermare più i barconi diretti in Italia

C’è un aspetto da non sottovalutare sul caos scoppiato in Libia e nelle continue sparatorie che avvengono a Tripoli. Mentre il paese sta vivendo una forte instabilità politica gli accordi fatti con le comunità locali per trattenere i migranti che cercano, pagando scafisti e rischiando la vita, di raggiungere l’Italia potrebbero saltare.

A spiegarlo è oggi il Corriere della Sera in un approfondimento a firma di Fiorenza Sarzanini. La rivolta contro Sarraj  mette a rischio gli accordi per il blocco delle partenze e gli scontri potrebbero coinvolgere anche la nostra Guardia costiera.

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In questo quadro il generale Khalifa Haftar potrebbe avere interesse a indebolire l’Italia — che finora non ha mai aperto con lui qualsiasi tipo di negoziato — appoggiando i clan locali. Come spiega il Corriere almeno 50mila migranti sono in attesa di salpare. A ciò si aggiungono le continue evasioni, in corso in queste ore, con persone sfuggite dai centri di detenzione. Di loro, del loro passato e della loro identità non si sa finora nulla. In questo modo diventa pressoché impossibile monitorare eventuali infiltrazioni Isis. Non solo: gli scontri potrebbero impedire agli ufficiali della Guardia costiera di fare rifornimento di carburante e salpare per effettuare i controlli in mare.

L’ultima crisi libica avvenne nel giugno 2017 . In Italia arrivarono 12 mila e 500 migranti in 36 ore, riporta Sarzanini sul Corriere,  su 25 navi diverse. L’allora ministro dell’Interno Marco Minniti siglò diversi patti con i sindaci delle varie città, con il codice di comportamento delle Ong. Anche se il suo successore Salvini non vuole alcun sbarco potremmo trovarci nelle prossime ore davanti a più “casi Diciotti”. L’ambasciatore Giuseppe Perrone – riporta il Corriere – sta gestendo la situazione
da Roma. L’aeroporto di Tripoli non è più raggiungibile. Le nostre sedi diplomatiche in libia rimangono aperte ma con meno personale attivo. Anche l’Eni non si muoverà e rassicurato sul fatto che «l’attività
procede regolarmente». Esprimere tensione su tensione non aiuterebbe i mercati e affosserebbe i già difficili rapporti tra Francia e Italia per gli interessi economici sul territorio. Resta da capire quale sarà il destino, sottolinea Sarzanini, dei 300 militari dell’esercito italiano che si trovano a Misurata dove hanno allestito l’ospedale da campo che da settimane appare ormai inutilizzato e i 100 uomini della
Marina Militare che si trovano a Tripoli.

(foto ANSA/Zuhair Abusrewil)