Il sogno «No Way» di Salvini: l’Italia chiuderà i propri confini come l’Australia

di Enzo Boldi | 23/08/2018

Salvini No Way

Mettiamo da parte il «sogno americano», ora c’è da inseguire quello australiano. Matteo Salvini, intervistato questa mattina da Rtl 102.5, parlando del caso della nave Diciotti e dei migranti presenti a bordo che non hanno ancora ottenuto – e a questo punto non si sa se mai l’avranno – l’autorizzazione a sbarcare sul territorio italiano, ha spiegato che il suo nuovo obiettivo è quello di raggiungere la politica «No Way» adottata dall’Australia da diversi anni. Una chiusura dei confini per chi è sprovvisto di permesso di soggiorno.

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«Il mio obiettivo è il ‘No way’ australiano. Nessun migrante soccorso in mare mette piede in Australia», ha spiegato Matteo Salvini durante l’intervista radiofonica a Rtl 102.5, sottolineando come i profughi a bordo della nave Diciotti della Guardia Costiera – ferma nel porto di Catania – siano tutti irregolari. Il Ministro dell’Interno ha poi parlato dell’inchiesta per sequestro di persona su cui sta indagando la Procura di Agrigento, con una provocazione: «Non mi tocca nessuna accusa che mi hanno fatto: se c’è qualche procuratore che mi vuole indagare e interrogare sono pronto anche domattina a spiegare le mie ragioni. Se l’indagine è fatto contro ignoti c’è un errore: io mi autodenuncio».

Salvini No Way, una politica di respingimento aspramente criticata

Ma cos’è il «No Way» di cui parla Matteo Salvini? Si tratta di una politica australiana adottata dal governo del conservatore Tony Abbott dal 12 settembre 2013, con tanto di annuncio video. No Way, non ne vale la pena: è il consiglio, anzi l’ammonimento, lanciato dall’Australia a tutti quei migranti che attraversano l’Oceano Pacifico, sfidando le onde e le mareggiate, per fuggire dai propri paesi alla ricerca si aiuto dal governo australiano.

 

Salvini No Way, i costi dell’operazione sono mostruosamente alti

Una scelta politica molto semplice: chi arriva via nave sulle coste australiane – e senza visto – non avrà mai garantito il diritto di stabilirsi nel Paese. Una decisione che ha riscontrato anche costi molto elevati – oltre alle polemiche per la mancanza di sensibilità su temi umanitari e di salvaguardia dei diritti dell’uomo – dato che da quel giorno, il governo australiano ha dovuto schierare un elevato numero di di unità per sorvegliare le sue acque, con l’obiettivo di intercettare le imbarcazioni che si avvicinano alle sue coste e procedere con i respingimenti. I dati diffusi proprio dal governo australiano, parlano di una spesa di oltre 300 milioni di euro l’anno che possono essere incrementati anche di un terzo. Ma a questo Salvini non deve aver pensato.

(foto di copertina: ANSA/PASQUALE BOVE)