Marta Denisi
|

La falsa lettera del padre di una vittima di Genova e lo sciacallaggio del click

Perché approfittare di una tragedia immane per un pugno di consensi in più sui social network o per manie di protagonismo? La domanda ce la stiamo ponendo da quando il ponte Morandi a Genova è crollato: a ogni ripetersi di un fatto luttuoso, infatti, gli sciacalli dei social network si moltiplicano sempre di più, diffondendo fake news o post realizzati ad arte.

LEGGI ANCHE > Tutte le foto fake del ponte Morandi crollato a Genova

Falsa lettera di Marta Denisi, la scoperta di David Puente

Così, dopo le false immagini della struttura fatiscente del ponte Morandi, ci tocca leggere anche la presunta lettera del padre di Marta Denisi, una delle vittime del crollo di Genova. Un post strappalacrime che, proprio per questo motivo e per la carica emotiva che trasmette a chi legge, ha ottenuto oltre 8mila condivisioni. Più di un articolo di una grande testata nazionale.

Come ha fatto notare il debunker David Puente, ovviamente, si tratta di un falso. Anzi: la povera Marta Denisi, scomparsa nel crollo del ponte Morandi, un padre neanche ce l’aveva più, visto che l’uomo era morto qualche tempo fa. La lettera, tra l’altro, non è nemmeno originale. Quella che sta circolando in queste ore sui social network, infatti, altro non è che un riadattamento di una vecchia lettera (anche questa una bufala) realizzata nel 2015 all’indomani dell’attentato al Bataclan a Parigi.

Falsa lettera Marta Denisi, una vecchia bufala

Il modulo è sempre lo stesso: un padre che vorrebbe proibire alla figlia qualcosa (in questo caso, un viaggio in Sardegna, nel 2015 il concerto degli Eagles of Death), ma che poi glielo permette visto l’amore che prova per il ragazzo di turno; poi, la storia dei capelli ricci (e dello stucchevole proverbio ‘ogni riccio un capriccio’), per poi passare alla frase commovente ‘scrivi quando arrivi’ pronunciata dal preoccupato genitore ogni volta che la ragazza lascia la casa. La lettera, poi, si conclude con la notizia della tragedia, la speranza che la persona in questione non sia coinvolta e la fatale disillusione finale.

Falsa lettera Marta Denisi, il testo virale sul web

Ecco la lettera del presunto padre di Marta Denisi:

Ricevo e condivido, tra le lacrime, questo struggente grido di dolore di un genitore.
❤️

<<Scrivi quando arrivi>>

Mi avevi pregato tanto per andare in Sardegna col tuo fidanzato. Ti avevo detto che, fosse stato per me, non ci saresti andata. Però poi ho visto il tuo sorriso mentre programmavi i tuoi itinerari di viaggio, le escursioni, le giornate al mare. Ti ho detto di sí. Dovevi tornare a casa e raccontarmi come fosse stato. Dovevi dirmi che quel ragazzo ti aveva chiesto di sposarlo sulle note di quella canzone che cantavi sempre sotto la doccia, quella che hai messo anche oggi, prima di uscire. Prima di dirmi che mi volevi bene, stringendomi in un abbraccio. Tu con la tua testa sulla mia spalla e io con le mie mani ad accarezzarti quei capelli che non pettinavi mai. “Papà sono ricci.” E non era vero che “ogni riccio, un capriccio”. Per ogni tuo riccio si scatenavano dieci tempeste. Però eri buona. Eri tanto buona. Eri tua madre, senza la sua paura di vivere, con tanta voglia di guardare le cose belle del mondo.
Ti ho dato un bacio sulla fronte “scrivi quando arrivi, prima di prendere il traghetto”. “Scrivi quando arrivi”, era il mio dirti che ti volevo bene, che ero un papà preoccupato, ma felice di vederti felice a tua volta.

Poi ho sentito un boato, forte. Ho pensato a cosa potesse essere stato, ho cercato risposte, poi la notizia. Il ponte crollato, le vittime, era un inferno, dicevano. Ho sperato che mi chiamassi piangendo, dicendomi: “hai visto papà, c’è stato un crollo, ma io sono stata fortunata, avevo già attraversato il ponte” Avrei puntato il dito contro i politici corrotti, la scarsa manutenzione, la noncuranza di chi aveva compiuto una tale mattanza, ma avrei ringraziato di vedere di nuovo i tuoi occhi nocciola.
Ho sperato che tra quei morti non ci fossero i vostri nomi. Ho sperato di non vedervi ridotti ad una riga su un quotidiano.
Vorrei sapere di chi è la colpa, chi si è portato via le tue mani affusolate o le tue magliette sempre a maniche corte. Chissà cosa hai provato. Chissà come ti stava il terrore addosso.
Mai avrei pensato di poter avere cucita su di me la consapevolezza che fosse finita e che non avresti avuto più possibilità dalla vita. Niente laurea. Niente nuovi posti del mondo da fotografare, niente più “ti scrivo quando arrivo, papà”.

E mi chiedo come staranno gli altri genitori. Come starà chi ha perso il figlio senza una parola di cortesia. O un marito, una madre, un pezzo di cuore.

Mi chiedo perché. Perché tu. E non ottengo risposte se non un disperato silenzio. Ho pianto. Ho fatto scorrere quelle lacrime che tu mi recriminavi. Mi faccio pervadere dal dolore consapevole che non ti vedrò più. Consapevole che non ti accompagnerò all’altare. Consapevole che qualcuno, magari un padre come me, ha ignorato il problema per anni e ora parla di vincoli europei, governi precedenti e altre idiozie, cercando invano qualcuno contro cui puntare il dito, mentre ha addosso l’odore di morti che continuano ad aumentare. Consapevole che non ci sarai. Mai più.
Voglio che tu sappia che sono fiero di essere tuo padre. Fiero di averti avuta accanto. Fiero dei tuoi abbracci che mi hanno fatto diventare un uomo migliore. Fiero di averti accompagnata nelle tue piccole vittorie e nelle tue grandi sconfitte. Sono fiero di averti vista crescere. Con una morsa al cuore per non poterlo fare più.
E mentre c’è chi dal posto caldo dietro la propria scrivania discute sui vaccini, gli immigrati, le famiglie arcobaleno, mentre l’Italia crolla a pezzi, io piango chiedendo a Dio la forza per svegliarmi domani e vivere con la tua stessa volontà. Riposa in pace figlia mia.
Scrivi quando arrivi, in paradiso
Scrivi quando arrivi.

Per sempre tuo,
papà

Ovviamente, vi chiediamo di segnalare questo post e di evitare di condividerlo. Per amore della verità e per rispetto alle persone che hanno perso la vita a Genova.