La truffa dei falsi prosciutti San Daniele dop: 103 indagati in Friuli

di Enzo Boldi | 17/08/2018

Falsi San Daniele

Una truffa da 27 milioni di euro sul commercio di falsi prosciutti San Daniele dop è stata sventata dalla Procura di Pordenone. L’indagine ha portato alla contestazione di diversi reati – dalla frode al commercio illegale – 62 persone, 25 aziende e altre 16 posizioni stralciate ad altre procure. A finire sotto la lente d’ingrandimento dei pm friulani i responsabili e impiegati del macello di Aviano, alcuni allevatori, dei prosciuttifici e ispettori del Consorzio di tutela. Sono stati sequestrati oltre 27mila prosciutti pronti per essere immessi sul mercato, per un valore commerciale di quasi 30 milioni di euro.

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Il principale capo di imputazione è gravissimo: associazione per delinquere finalizzata alla frode in commercio aggravata. Oltre al commercio illecito di prodotti di finta denominazione di origine protetta, la procura di Pordenone sta allargando il proprio spettro di indagine. Si ipotizzano, infatti, anche truffe per ottenere il contributo previsto dal piano di sviluppo rurale della Comunità europea – circa 400mila euro – per poi incassare ulteriori contributi di oltre mezzo milione di euro. A carico degli indagati anche alcuni reati di natura fiscale e ambientale.

Falsi San Daniele, la frode commerciale sulla finta denominazione protetta

L’inchiesta portata avanti dai pm friulani è parallela a quella della Procura di Torino che ha fatto emergere le stesse ipotesi di reato per quel che riguarda la Dop Prosciutto di Parma. Le condotte contestate ai 103 indagati, riguardano anche la vendita di carne di suino bollata con la certificazione di qualità regionale «Aqua».

Falsi San Daniele, il Made in Italy nel mirino dei contraffattori

Il Made in Italy continua a essere sotto attacco, soprattutto per quel che riguarda il comparto alimentare. E il fuoco incrociato che ferisce il concetto di italianità dei prodotti da tavola arriva sia dall’estero che all’interno dei nostri stessi confini. Come accaduto tempo fa con la frode del Parmigiano Reggiano o del finto vino del Chianti.

(foto di copertina: Archivio Ansa)