Batterio killer Brescia
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Neonato morto all’ospedale Brescia, finiscono sotto indagine tutti i medici e gli infermieri

La Procura di Brescia ha iscritto nel registro degli indagati l’intera equipe del reparto di terapia intensiva neonatale degli Spedali Civili, per un totale di 16 persone tra medici e infermieri. L’accusa a loro carico è quella di omicidio colposo per la morte del neonato deceduto a causa dell’infezione da batterio della Serratia marcescens, contratta proprio all’interno della struttura ospedaliera. Si tratta, come da prassi, di un atto dovuto che ha permesso a ciascun medico di poter nominare un proprio consulente durante l’autopsia sul corpo del bambino, eseguita questa mattina senza che nessun consulente della famiglia abbia partecipato.

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Il batterio killer. Il bambino, nato prematuro alla fine di giugno insieme al suo gemello – anche lui infettato dallo stesso batterio della Serratia marcescens, ma al momento in condizioni di salute migliori – è deceduto nel reparto di terapia intensiva neonatale degli Spedali Civili di Brescia dopo aver contratto l’infezione fatale all’interno della struttura stessa. In un primo momento sembrava rispondere bene alle cure antibiotiche, ma poi c’è stata un repentino peggioramento delle sue condizioni.

Batterio killer Brescia, altri 9 neonati infettati dalla Serratia marcescens

Subito dopo la notizia del decesso del neonato, sono intervenuti i Nas che – insieme ai medici del reparto – stanno provando a individuare il focolaio dove si annida il batterio killer. La zona è per il momento offlimits, anche perché dal 20 luglio scorso i casi di infezione da Serratia marcescens – batterio molto diffuso, ma potenzialmente letale per i più indifesi – sono stati ben 10. Oltre alla piccola vittima e al suo gemello, altri otto bambini hanno contratto questa infezione e ora stanno seguendo la profilassi necessaria per guarire.

Batterio killer Brescia, cos’è la Serratia marcescens?

Il batterio della Serratia marcescens è un micro-organismo tra i più temuti all’interno delle strutture ospedaliere soprattutto per quel che riguarda i reparti di terapia intensiva pediatrica e neonatale. L’infezione, nei casi più gravi, può portare a febbre, brividi, insufficienza respiratoria e shock settico, come accaduto per il neonato di Brescia. In Italia, altri casi di infezione ospedaliera, risalgono al 2014 (a Como) e al 2012 (a Mantova).

(foto di copertina: ANSA/FILIPPO VENEZIA)