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Per l’attacco a Mattarella, la procura indaga per attentato alla libertà del Capo dello Stato

Il capo di imputazione individuato dalla procura di Roma per gli attacchi hacker nei confronti di Sergio Mattarella è «attentato alla libertà del capo dello Stato». Ovvero, quello previsto dall’articolo 276 del codice penale, che recita testualmente: Chiunque attenta alla vita, alla incolumità o alla libertà personale del Presidente della Repubblica, è punito con l’ergastolo. Dunque, si tratta di un capo d’imputazione gravissimo, che prevede il massimo della pena.

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Attentato libertà Capo Stato, cos’è e come funziona

Il rischio per chi ha creato gli account falsi su Twitter e per chi ha diffuso i messaggi minatori nei confronti di Sergio Mattarella è altissimo. L’inchiesta giudiziaria portata avanti dalla procura di Roma, inoltre, va di pari passo con l’iniziativa del Parlamento che oggi – attraverso il Copasir – ha sentito Alessandro Pansa, il direttore generale del Dis, dipartimento delle informazioni per la sicurezza.

L’attacco – lo si ricorda – ha avuto luogo la notte del 27 maggio, subito dopo che Sergio Mattarella aveva respinto la squadra dei ministri proposta in un primo tempo dal presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte che prevedeva, nella casella del ministero dell’Economia, la nomina di Paolo Savona.

In quella circostanza, il presidente della Repubblica era stato letteralmente minacciato – anche da persone fisiche che avevano un account corrispondente alla realtà – e gli erano state rivolte dei veri e propri auguri di morte, comparando la sua situazione a quella del fratello defunto, Piersanti Mattarella, ucciso dalla mafia quando era presidente della Regione Sicilia.

Attentato libertà Capo Stato, nessun precedente

Nel fascicolo si ipotizza anche il reato di sostituzione di persona per gli oltre 400 profili twitter, tutti riconducibili ad un’unica fonte che aveva iniziato a utilizzare l’hashtag #Mattarelladimettiti. L’imputazione prevista dalla procura di Roma non avrebbe alcun precedente nella storia repubblicana. E dire che, in quella circostanza, le forze politiche – che poi avrebbero formato il governo – avevano apertamente parlato di messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica, ribaltando di fatto la lettura dei fatti avvenuti in quelle che possono essere definite le ore più tragiche della Seconda Repubblica.

(Foto da archivio Ansa. Credit immagine: ANSA / FABIO FRUSTACI)