Li Yonghong indagato
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Milan, il vero problema è Li

La tempesta dopo la quiete. La giornata dei tifosi del Milan, dal punto di vista emotivo, sta vivendo su ripidissime montagne russe. Dopo la gioia – sicuramente sentimento preminente nel cuore dei rossoneri – per la riabilitazione europea grazie al pronunciamento del Tas di Losanna, sono arrivati fulmini e saette dalla Procure di Milano che ha iscritto nel registro degli indagati l’ex presidente Li Yonghong con l’accusa di falso in bilancio e false comunicazioni sociali.

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L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e dal pubblico ministero Paolo Storari, è concentrata sulle attività di comunicazione messe in atto da Li Yonghong – e dai suoi intermediari – in diverse fasi dell’acquisizione del Milan: dalla trattativa con Silvio Berlusconi e la Finivest (che non risultano indagati per questa vicenda), alla gestione della società, fino alla «cessione» forzata agli americani del fondo Elliot per non aver rispettato gli impegni economici concordati.

Li Yonghong e la «cassaforte vuota in Cina»

La svolta che questa mattina ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati per false comunicazioni sociali di Li Yonghong è arrivata con l’acquisizione della sentenza che ha dichiarato il fallimento di Jie Ande, la cassaforte dell’uomo d’affari cinese. Su questa società pendeva una richiesta di liquidazione per bancarotta da parte della banca di Canton. In poche parole, nonostante la campagna di comunicazione sociale non ponesse limiti al potere d’acquisto dell’imprenditore cinese, le indagini in corso in Cina raccontavano una situazione economica compromessa e non in linea con l’acquisizione del Milan.

Li Yonghong, portafogli vuoto e promesse mai mantenute

L’uomo d’affari cinese, che la scorsa estate aveva prelevato il Milan da Finivest per 740 milioni di euro, è accusato dalla procura di non esser stato trasparente nelle comunicazioni sociali. Nel mirino del procuratore aggiunto De Pasquale e del pm Storari, ci sono le dichiarazioni pubbliche di Li Yonghong sulla sostenibilità del proprio impegno economico per l’acquisizione del club rossonero e il prestito di 300 milioni di euro ricevuto dal fondo Elliot per chiudere la maxi-operazione. Proprio a causa della mancata restituzione del prestito del fondo statunitense, l’imprenditore cinese è stato obbligato a cedere proprio agli americani guidati dal magnate Paul Singer, le quote di maggioranza della società.