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È morto Franco Mandelli, considerato il più importante ematologo italiano

«Addio al nostro presidente, una vita dedicata alle malattie del sangue e alla solidarietà», «anima della mostra organizzazione di cui era presidente onorario e fondatore del Gimema». È con queste parole che dalla propria pagina Facebook l’Associazione italiana contro le leucemie ha annunciato stamattina la morte, avvenuta a Roma, del professore Franco Mandelli.

È morto il professore Franco Mandelli, presidente dell’Ail

Nato 87 anni fa a Bergamo, si era laureato a Milano nel 1955 per poi trasferirsi prima a Parma e successivamente a Roma, dove diventò una figura di spicco nella lotta alle malattie del sangue, in particolare contro il linfoma di Hodgkin e delle leucemie acute. Era presidente del Gruppo italiano malattie ematologiche dell’adulto, Gimema, e dell’Associazione italiana contro le leucemie, Ail. «Ha pubblicato più di 700 studi scientifici. L’Ail tutta si stringe con riconoscenza e grande affetto alla sua famiglia», ha detto l’Associazione.

Era considerato il padre dell’ematologia

In un altro messaggio l’Ail ha evidenziato anche lo spessore umano del professore. «Se ne va il ‘nostro’ Professore Franco Mandelli, ‘il papà dell’Ematologia‘. Un uomo straordinario che ha insegnato a tutti noi cosa significa avere un obiettivo e lottare per perseguirlo. Il suo è sempre stato uno dei più difficili, ma oggi, se molti dei tumori del sangue che fino a poco tempo fa erano letali e ora possono essere curati e in certi casi guariti, è il frutto della tenacia di un piccolo, grande, immenso uomo». Mandelli è stato fondatore dell’Ail, che è una rete di volontariato composta da medici, infermieri, crocerossine, tecnici di laboratorio. Ne era diventato presidente nel 2004. Dal 2011 è stato professore emerito di Ematologia dell’Università Sapienza di Roma.

Un messaggio anche da parte della ex ministra della Salute Beatrice Lorenzin: «Il mondo scientifico e la società civile dicono, oggi, addio al Prof. Mandelli, uomo di straordinaria umanità, scienziato italiano tra i più grandi al mondo». «Grazie al suo lavoro – ha continuato – ha donato speranza e nuova vita a migliaia di persone. Il miglior modo per omaggiarlo e ricordarlo, mantenendo viva a la sua testimonianza è quello di continuare a sostenere la ricerca in maniera attiva, come lui ha fatto per tutta la sua esistenza».

(Foto di copertina da archivio Ansa)