Carmagnola, la «ruspa» per abbattere la cucina di un’anziana malata: «Il provvedimento è del 2008»

di Redazione | 20/06/2018

ruspa Carmagnola

«Prima gli italiani», ma l’anziana signora di Carmagnola alla quale è stata abbattuta la cucina abusiva in un campo rom è nata a Pisa nel 1947 e la sua famiglia è in Italia da almeno sette generazioni. «Dalle parole ai fatti», ma il provvedimento di demolizione è stato emesso dalla procura di Asti nel lontano 2008 e nulla ha a che fare né con l’amministrazione leghista del paese, né con la salita al Viminale di Matteo Salvini.

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Carmagnola, cosa non torna nella narrazione della ruspa di Salvini

Eppure, il leader della Lega e ministro dell’Interno aveva esultato per la presenza delle ruspe a Carmagnola, il centro piemontese dove ieri è stata abbattuta la cucina in un campo sinti. «Ma quello è il container di una donna anziana e malata» – rivelano le persone che hanno assistito alla scena. Ovviamente, si tratta di una struttura abusiva e non era corretto che restasse in piedi. Ma ci sono una serie di circostanze nella narrazione della vicenda che sono state presentate in maniera difforme dalla realtà.

«Quella casetta fu costruita negli anni Ottanta — ha racconta Alan, il figlio della donna proprietaria della struttura —, l’abbiamo rimessa a posto diverse volte. Erano 30 metri quadrati: una cucina con dentro un divano letto e un bagnetto. Però mia mamma viveva nel container di fronte, oppure veniva ospitata nel mio alloggio popolare». Gli occupanti della struttura in passato hanno avuto problemi con la giustizia, uno dei figli della donna ha una storia di tossicodipendenza alle spalle, la struttura non poteva stare lì dove si trovava.

Carmagnola, l’iter del provvedimento di abbattimento

Lo sa anche il figlio della donna, che però ribadisce: «Ammetto che la casa è abusiva. Ma perché non facciamo la conta delle abitazioni che hanno la piscina o che sono proprio in riva al mare e che sono abusive da sempre? Io da cinque anni ho una piccola impresa di pulizie, lavoro sette giorni su sette, e pago le tasse».

Tutti si ricordano l’indignazione massima che colpì Matteo Salvini quando balzò agli onori delle cronache la storia di Nonna Peppina, sfrattata da una casetta dopo il terremoto nel centro Italia. Qui, però, il leader della Lega si trova dall’altro lato della barricata. Inoltre, il provvedimento – fatto eseguire dal sindaco leghista Ivana Gaveglio – non può in alcun modo essere attribuito a questa amministrazione, dal momento che le pratiche sono iniziate nel 2008. Tra l’altro, l’intervento è costato complessivamente 30000 euro, che non rientreranno mai più nelle casse dello Stato.