luca caputo
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In Italia siamo passati alle minacce di morte che puzzano di omofobia

Minacce a ciò che si ha di più caro. Via social, con insulti precisi, riferiti ai propri genitori o alle attività quotidiane di ogni giorno. Luca Caputa de i Sentinelli di Milano e Cathy La Torre, nota legale in prima linea nella difesa dei diritti LGBT in Italia, sono stati minacciati in queste ultime ore. Da account differenti ma con parole pesanti. A Luca gli hanno scritto chiaramente di stare attento alla mamma. «Tu il 2018 non lo finirai in piedi», scrive l’account Halime (presubilmente un fake). «Oramai sei un frocio finito, un frocio morto», aggiunge. «Capita spesso che trovino anziane morte signore morte dentro casa. Ti suggeriamo di recarti più spesso a casa di tua madre per accertati del suo stato di salute», conclude. Perché quella persona dice chiaramente che sa dove vive la mamma di Luca.

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LE MINACCE A LUCA CAPUTA E LO STESSO MEDESIMO SISTEMA DEI FAKE

«Tutto è partito collegato alla storia de I Sentinelli, con minacce che sono partite anche a Luca Paladini che è il fondatore del gruppo e mio compagno», spiega Luca a Giornalettismo. Il gruppo social che Luca gestisce, I Sentinelli di Milano, è molto attivo dal punto di vista dei diritti LGBT. Fa spesso debunking sulle fake news omofobe, critica posizioni e personaggi omofobici. Insomma, si fa sentire. Specialmente in questo periodo in cui l’attuale ministro della Famiglia, il leghista Lorenzo Fontana, non riconosce le famiglie arcobaleno. Quattro mesi fa però sono partite le minacce sia a Luca che al suo compagno. La colpa? Un post. «Un post in cui denunciavamo una foto in jpeg di Laura Boldrini, al tempo presidente della Camera, con la testa mozzata. Su quel post partirono le indagini e fu trovato il colpevole. Su una pagina come la nostra con oltre 100 mila followers, dopo i commenti positivi sulla nostra attività sono arrivate anche le minacce». «Scrivevano “spioni, ma che avete fatto, avete rovinato una persona”». Poi si è passati alle minacce mirate. Prima su Paladini e su sua madre, ora anche a Luca. Anche qui nella stessa modalità. «Sono profili fake. Si nascondono dietro una tastiera – spiega – scrivono commenti e poi nel giro di pochissimi minuti autodistruggono il profilo».

LE MINACCE A CATHY LA TORRE: “MENTRE PEDALI TI ARRIVERÀ UN COLPO IN TESTA”

Cathy ha invece ricevuto così il suo buongiorno. «Pedala che mentre pedali ti arriverà un colpo di pistola in fronte», scrive un altro account, anche questo fake. La legale si è rivolta alla Digos.

Solidarietà, per questo ultimo caso, è stata espressa dall’assessore comunale Matteo Lepore e dalla presidente dell’Assemblea Legislativa Simonetta Saliera: «Troppo spesso violenza e minacce trovano spazio nella vita pubblica. Nel condannarle senza appello, ribadiamo la necessità di una pulizia del linguaggio che deve essere sostanziale e non solo formale: la violenza va sempre respinta e contrastata», hanno dichiarato a Repubblica Bologna.

Anche qui anonimato. Anche qui qualcuno si sente il diritto di insultare, minacciare. In totale libertà. Questo nuovo governo, dove il ministro della famiglia non aiuta certo le coppie omogenitoriali, può aiutare a sdoganare questi fenomeni? «Ovviamente sì – spiega Luca – perché noi lo vediamo anche in altri contesti». «Avendo una pagina pubblica – aggiunge – ci scrivono diversi ragazzini che a scuola sono perseguitati in quanto omossessuali. La risposta che viene data dagli omofobi o dai bulli di turno è “eh vabbè lo dice anche un ministro”». «Sicuramente il clima politico di queste settimane e quello futuro dei prossimi mesi non aiuta. Ha sdoganato tutto quello che veramente la gente pensa. Sia omofobi che razzisti. Questo clima sta aiutando a tirare fuori il peggio della gente e quello che si pensa veramente», spiega. «Vedo quotidianamente un’escalation di odio in rete, forse anche perché le più alte cariche istituzionali e chi sta nelle istituzioni si permettono di usare linguaggi che probabilmente fomentano l’odio», ha aggiunto, stavolta all’Ansa, l’avvocato Cathy La Torre.

Luca in queste ore sta ricevendo diversi messaggi di solidarietà: «Sono quattro mesi che riceviamo un cordone di protezione. Non solo da parte degli amici». «Paura? Ovvio la paura c’è. Sono messaggi – conclude – che fanno rabbrividire. Ma al tempo stesso c’è la convinzione di continuare. Di denunciare sui media, sui social e nelle sedi opportune. Per dare voce e senso anche alla manifestazione che abbiamo fatto noi Sentinelli questo 19 maggio in piazza della Scala “Stop hate, basta odio”. L’invito alle persone che subiscono odio in rete e cyberbullismo è quello di denunciare. Non spaventarsi, non nascondersi. perché dalle persone reali arriva l’affetto necessario per andare avanti».