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Migranti, perché l’Italia è accusata di aver violato il diritto internazionale

Dopo la chiusura dei porti alla nave Aquarius con a bordo 629 migranti, l’Italia è stata accusata da più parti di aver violato il diritto internazionale. Non si tratta di una insinuazione o una denigrazione del nostro Paese. Il rischio di un mancato rispetto delle norme è concreto. Come spiega oggi il quotidiano La Stampa in un articolo a firma di Marco Bresolin, che riporta anche il parere della professoressa Angela Del Vecchio, docente di diritto internazionale alla Luiss di Roma, la responsabilità giuridica è scattata nel momento in cui il Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo di Roma, Imrcc, cui fa capo  il complesso delle attività finalizzate alla ricerca e al salvataggio della vita umana in mare, ha risposto all’sos ed è intervenuto prendendo il comando delle operazioni.

 

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Perché l’Italia viene accusata di aver violato il diritto internazionale con la chiusura dei porti

La Aquarius, di proprietà della ong internazionale Sos Mediterranee, è stato bloccata in mare per scelta del governo la notte tra sabato e domenica. La maggior parte dei migranti presenti sull’imbarcazione non sono stati salvati dalle organizzazioni non governative. ma sono stati trasferiti a bordo della nave da tre motovedette della Guardia Costiera italiana, inviate per gestire le fasi di soccorso. Le normative cui si fa riferimento per l’assistenza in mare, e che definiscono le responsabilità, sono diverse. C’è la Convenzione di Amburgo del 1979 e la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982. Nel caso della Aquarius e del braccio di ferro tra Italia e Malta, il nodo da chiarire resta quello del porto di approdo. L’Italia ha sostenuto che spettava a Malta consentire l’attracco della nave con i migranti. Il governo di Malta si è detto non competente. Sulla Stampa si spiega:

Nel caso dell’Aquarius, tra i due Paesi è in corso una disputa perché La Valletta sostiene che gli interventi di salvataggio in mare siano avvenuti nella zona Sar (Ricerca e Soccorso) libica, che di fatto è gestita dall’Italia. Mentre Roma ritiene che siano avvenuti nella Sar maltese. A complicare la situazione c’è poi il fatto che le zone Sar di Italia e Malta in alcune aree si sovrappongono.

Se l’evento si verifica nella Sar maltese, La Valletta non è comunque obbligata a concedere i propri porti per gli sbarchi perché c’è una prassi consolidata nel tempo e frutto di accordi bilaterali, secondo cui l’Italia interviene per aiutare Malta e a gestire la Sar, perché si tratta di un Paese piccolo e con mezzi limitati. Ma anche se venisse meno la prassi, «nel momento in cui malta comunicasse di non avere le capacità per assicurare lo sbarco in condizioni di sicurezza – ha detto Del Vecchio -, la responsabilità giuridica ricadrebbe su chi sta coordinando l’operazione. Nel caso specifico, l’Italia».

 

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Un’accusa molto netta all’Italia per come ha gestito la vicenda Aquarius  è arrivata dalla Spagna. La ministra della Giustizia Dolores Delgado sulla decisione del nostro governo di non accogliere i migranti ha dichiarato: «Non è questione di buonismo o generosità, ma di diritto umanitario. Ci possono essere responsabilità penali internazionali per la violazione dei trattati sui diritti umani». «La situazione di queste 629 persone su un’imbarcazione al limite è critica» – ha proseguito Delgado – e la soluzione alla crisi migratoria «deve venire da tutti gli Stati, quelli che sono frontiera e quelli che non lo sono». E ancora: «È una questione di umanità ma anche di rispettare gli accordi e i trattati dei quali tutti gli Stati sono parte».

(Foto della nave Aquarius da archivio Ansa. Credit immagine: collaboratrice Roberta Grassi – 14 settembre 2016)

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