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Davide Astori poteva essere salvato (forse)

Il capitano della Fiorentina Davide Astori poteva essere salvato. Tra le righe della perizia depositata ieri dai professori Carlo Moreschi e Gaetano Thiene si legge questo. I due medici, infatti, hanno smentito la ricostruzione fatta da chi ha eseguito l’autopsia e ha parlato di bradiatritmia. Davide Astori, infatti, non sarebbe morto propriamente nel sonno, come ipotizzato inizialmente. La spiegazione, semmai, sarebbe esattamente opposta.

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Davide Astori, l’esito della perizia ribalta il quadro clinico

I medici che hanno depositato la perizia, infatti, hanno parlato di tachiaritmia, cioè di una accelerazione improvvisa dei battiti del cuore. Si sarebbe trattato cioè di un primo episodio violento per una patologia mai manifestata in precedenza. Un evento traumatico, che sarebbe potuto essere segnalato a un’altra persona se questa fosse stata presente all’interno della stanza.

Davide Astori, prudenza nelle indagini e un possibile rimpianto

Invece, Davide Astori dormiva da solo in quella maledetta notte del 4 marzo. Se ci fosse stato qualcuno insieme a lui in quella camera dell’hotel «Là di Moret» di Udine, magari, si sarebbe potuto accorgere del malessere del compagno. In seguito alla presentazione della perizia dei due medici, si è resa necessaria la dichiarazione da parte delle forze dell’ordine che si stanno occupando della vicenda. «Non posso anticipare nulla — ha dichiarato con prudenza il procuratore di Udine Antonio De Nicolo —. Posso solo dire che sul caso è aperto un fascicolo a carico di ignoti. La collega sta studiando il documento. Non appena il lavoro sarà terminato decideremo se proseguire l’indagine o chiedere l’archiviazione».

La bradiatritmia inizialmente diagnosticata per Astori aveva sin da subito eliminato qualsiasi possibilità per una sua eventuale sopravvivenza: nessuno si sarebbe accorto della morte del calciatore se fosse davvero morto nel sonno. Invece, l’esito di questa perizia aumenta i rimpianti. Se Davide Astori avesse avuto un compagno accanto a sé, forse staremmo qui a raccontare un’altra storia.