Le fallimentari previsioni di Paolo Savona sull’euro

di Andrea Mollica | 25/05/2018

Paolo Savona

Paolo Savona è il ministero dell’Economia che Matteo Salvini ha indicato per il governo tra M5S e Lega guidato da Giuseppe Conte. L’economista, dopo un passato nell’establishment italiano – Banca d’Italia, Confindustria di cui è stato direttore generale, ministro dell’Industria, presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi e di diverse società importanti come Impregilo, Gemina oppure AD della Banca nazionale del Lavoro, è diventato uno dei più noti critici dell’euro.

Paolo Savona: sull’euro ha sbagliato tutto o quasi

Dallo scoppio della crisi del debito sovrano Savona, in modo simile a Giulio Sapelli, ha dato credibilità alle tesi contrarie alla moneta unica, idee deligittimate nell’accademia così come tra gli esperti, ma assai popolari in alcuni segmenti dell’opinione pubblica frustrati in modo comprensibile da anni di difficoltà economiche e sociali.

Nel 2012 Paolo Savona espose le sue tesi no euro nel corso della trasmissione L’Infedele di Gad Lerner su La7. Era l’inizio giugno di sei anni fa, quando stava riesplodendo la seconda crisi della spread causata dall’implosione delle Caja spagnole. All’epoca l’economista spiegò a Gad Lerner, come si vede in questo video,  come l’euro sarebbe crollato se non si fosse raggiunta un’unione politica tra gli Stati membri capace di attuare politiche di trasferimento fiscale. La pressione sulla parte non ottimale dell’unione valutaria sarebbe stata troppo forte, e avrebbe spinto questi Paesi deboli dell’eurozona a raggrupparsi per uscire insieme dalla moneta unica. L’ipotesi preferita di Savona, che però è stata completamente contraddetta dalla storia degli anni successivi.

 

LEGGI ANCHE > GOVERNO M5S-LEGA: INCONTRO TRA CONTE, DI MAIO E SALVINI ALLA CAMERA. SALE LO SPREAD

Il possibile ministro dell’Economia citava Francia e Spagna tra i Paesi che avrebbero potuto accompagnare l’Italia in quello che sarebbe diventato l’euro Sud. In questi anni l’economia iberica è cresciuta a tassi di crescita tra i più alti in Europa, mentre la Francia è diventato con Macron il Paese UE più europeista. Anche gli altri Paesi dell’europeriferia allora in crisi, come Portogallo e Irlanda, hanno beneficiato di incrimenti di Prodotto interno lordo tra i più elevati dell’economia continentale, mentre anche la Grecia ha deciso con Tsipras di rimanere, con difficoltà, nell’euro visto  che al di fuori dell’unione monetaria la sua economia sarebbe andata molto peggio. Il gruppo che avrebbe dovuto accompagnare l’Italia fuori dall’euro non ha la mimina idea di farlo, l’esatto contrario di quanto previsto da Savona.

Paolo Savona
In un’immagine esclusiva dell’ANSA Paolo Savona passeggia a Villa Borghese, Roma, 25 maggio 2018. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Gli errori di Paolo Savona su euro e Bce

Le vicende elleniche sono un altro esempio delle fallimentari previsioni di Savona fatte all’Infedele. L’economista parlava di alleanze internazionali con Cina o Usa per favorire un’uscita ordinata dall’euro, ma Tsipras rimase nell’euro anche per la mancanza di partner stranieri disposti a sostenere Atene. Altra topica del forse ministro dell’Economia affermata nella trasmissione di Gad Lerner riguarda la Bce, tema sul quale dice tra l’altro frasi in contraddizioni l’una con l’altra. Prima Savona sostiene che secondo i Trattati e il suo statuto la Banca centrale europea non abbia gli strumenti di politica monetaria per salvare l’euro, ma poi alla fine dice che l’euro non collasserà grazie all’intervento della Bce. In realtà a statuto invariato l’istituto centrale ha introdotto misure di politica monetaria non convenzionale come il programma Omt o il QE che hanno sostenuto la moneta unica.

 

Fallimentare è  anche la sua previsione sulla speculazione internazionale che avrebbe battuto la Banca centrale europea nei suoi tentativi di sostenere l’euro. Negli ultimi anni numerosi fondi finanziari hanno subito perdite per le loro scommesse aggressive contro i bond dell’eurozona, grazie alla stabilità finanziaria riportata dalle politiche monetarie della Bce che ne hanno determinato una rivaluzione, con conseguente discesa dei tassi di interesse. La realtà ha contraddetto Savona, che però negli ultimi anni è diventato ancora più euroscettico nonostante tutto ciò che aveva previsto sia stato smentito: ora però forse potrà però tornare ai posti di potere da cui manca da ormai molti anni.