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Sana Cheema e quel delitto d’onore dietro la morte per strangolamento

L’autopsia effettuata in Pakistan ha stabilito che Sana Cheema, la ragazza di origine pakistana e residente a Brescia da anni, è morta per strangolamento.

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Si tratta di un vero e proprio delitto d’onore portato avanti dalla sua stessa famiglia, la quale aveva proposto un matrimonio combinato alla 25enne. Prospettiva rifiutata categoricamente dalla ragazza.

Gli esami hanno rivelato che “l’osso del colle è stato rotto”.

I maggiori indiziati dell’omicidio fanno parte della cerchia più stretta di Sana: il padre Ghulam Mustafa, il fratello Adnan Mustafa e lo zio Mazhar Iqbal.

La ragazza, uccisa lo scorso aprile, si era recata in Pakistan per visitare la famiglia e sarebbe tornata a vivere in Italia il giorno dopo il tragico episodio.

Il matrimonio era stato programmato con un parente ma Sana non ha mai mostrato alcun interesse per una soluzione del genere.

Jabran Fazal, presidente dell’associazione Pak Brescia, ha commentato a Repubblica la vicenda: “Questo non è il nostro pensiero. Chi ha ucciso deve pagare, chi ha sbagliato deve essere perseguito. Nessuno pensi che siamo conniventi, che approviamo questo orrore, la comunità pakistana del Bresciano è composta da dodicimila persone e non può essere condannata per il comportamento sbagliato di una persona, di una famiglia. Presto organizzeremo una manifestazione di solidarietà e in ricordo di Sana“.

Il Pakistan e i pakistani non possono e non devono essere categorizzati in alcun modo con una vicenda avvenuta in ambito familiare e che, seppur finita nella maniera più tragica, non rappresenta il credo della maggioranza della popolazione.

(Foto credits: Ansa)