Consultazioni di Fico: «Il mandato si conclude in maniera positiva, aspettiamo direzione Pd»

di Redazione | 26/04/2018

Fico

Secondo giro di consultazioni di Roberto Fico a Montecitorio e passaggio al Quirinale. Dopo i colloqui di martedì pomeriggio il presidente della Camera stamattina ha incontrato ancora una volta i vertici di Pd e Movimento 5 Stelle, il suo partito, poi si è recato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Roberto Fico, al termine del giro di consultazioni e dopo il colloquio con il capo dello Stato, ha affermato: «Il mandato si conclude in maniera positiva, il dialogo è stato avviato, si aspetta direzione Pd. Io penso sia importante ragionevole e responsabile restare sui temi e sui programmi che è quello che chiedono i cittadini».

Un esito che, in qualche modo, era stato già anticipato dalle dichiarazioni del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico. Ora, il presidente Fico – che dopo circa mezz’ora è uscito dal Quirinale – avrà a disposizione altro tempo per altre consultazioni, in modo tale da poter far arrivare in porto un governo tra M5S e Pd.

Le prime reazioni di un membro del Partito Democratico alle parole del presidente della Camera Fico dopo il colloquio con Sergio Mattarella e dopo il giro di consultazioni arrivano da Alessia Morani che, su Twitter, ha rimarcato la diffidenza nei confronti del Movimento 5 Stelle: «Se se si accontenta così, sono felice per lui – ha scritto riferendosi a Roberto Fico che ha definito «positivo» l’esito delle consultazioni -. Ma noi andremo in direzione a decidere la nostra linea e siamo convinti che il Pd non potrà votare il governo Di Maio».

Le consultazioni di Fico, oggi nuovi colloqui con Pd e M5S a Montecitorio

Le prime consultazioni di Fico a Montecitorio, martedì pomeriggio, avevano già segnato una svolta nel quadro politico. Il reggente del Pd Martina, dopo l’incontro con la terza carica dello Stato aveva parlato di un Pd disponibile ad un confronto con il M5S in caso di chiusura netta del Movimento 5 Stelle ad accordi con il centrodestra e quindi con la Lega di Matteo Salvini (una posizione non apprezzata da tutto il partito, con i renziani indisponibili a trattare con i pentastellati).

Martina: «Riconosciamo passi in avanti importanti, ma le differenze restano»

Martina oggi ha poi confermato quella posizione, precisando che sarà la direzione nazionale del Pd del 3 maggio a decidere definitivamente sull’apertura al M5S. «Abbiamo portato al presidente Fico – ha detto il reggente Dem pochi minuti prima delle 12 dopo il secondo giro di consultazioni con il presidente della Camera – le nostre valutazioni in ordine a quello che è accaduto in questi giorni: noi riconosciamo, registriamo passi in avanti importanti che vogliamo riconoscere, in particolare rispetto ad alcune richieste, ad una richiesta fondamentale che avevamo avanzato già al primo giro di consultazioni con il presidente Fico, relativa alla necessità di chiudere la fase della trattativa, del confronto con centrodestra e Lega: sono arrivate parole importanti, definitive su questo che vogliamo riconoscere come fatto politico».

 

fico
(Foto: ANSA / ALESSANDRO DI MEO)

 

«Al tempo stesso – ha aggiunto Martina – non nascondiamo le difficoltà e le differenze che animano questo confronto tra noi, e penso sia giusto dirlo per serietà e responsabilità nei confronti del Paese, di tutti gli italiani». «Abbiamo deciso – ha proseguito Martina – di convocare la direzione nazionale Pd il 3 maggio prossimo per decidere se e come accedere a questo confronto da comunità collettiva. Insieme discutiamo e poi insieme lavoriamo». La delegazione Pd che ha incontrato Fico era comporta da Martina, dai due capigruppo di Camera e Senato, rispettivamente Graziano Delrio e Andrea Marcucci, e dal presidente Matteo Orfini.

Di Maio: «Non cerchiamo alleanze ma contratto di governo, senza intesa si torna al voto»

Il leader del Movimento 5 Stelle Di Maio al termine dell’incontro con Fico ha ribadito il sì ad un dialogo con il Pd. «Abbiamo il 32%, non siamo autonomi e – ha affermato il candidato premier davanti alle telecamere – stiamo cercando di portare un buon contratto al rialzo non al ribasso che possa risolvere i problemi degli italiani. Ai cittadini interessa aver un reddito di cittadinanza che gli consenta di integrare il loro reddito oppure che due forze politiche litighino per l’eternità?». E ancora: «Se si riescono a fare le cose, bene. Altrimenti si torna al voto. Io pero chiedo uno sforzo al Pd». «Capisco chi nel M5s dice ‘mai col Pd’ e chi dal Pd dice ‘mai col M5S’ ma qui non si tratta di andare insieme, non si tratta di negare le profonde differenze o le divergenze, nel passato o nel presente, si tratta di cominciare a ragionare in un’ottica che non è di schieramento». «Non so come andrà, ce la metteremo tutta: spero si possa scrivere un contratto all’altezza delle aspettative degli italiani e poi i nostri iscritti valuteranno», così come «con i loro tempi che rispettiamo gli organi» del Pd faranno le loro valutazioni. Io ho detto al presidente Fico che siamo disponibili a sederci al tavolo col Pd per iniziare a contrattare il contratto e mettere al centro i temi». Parlando dei punti di programma Di Maio ha detto anche che «bisogna mettere mano a questo continuo conflitto di interesse che c’è in Italia. Penso ad esempio al fatto che Berlusconi usando le sue tv continua a mandare velate minacce a Salvini». «Il M5s al governo sarebbe una novità assoluta: se si formerà un governo sarà una novità non in continuità con passato. Noi qui cerchiamo di mettere al centro i problemi delle persone senza pensare al tornaconto del Movimento». La delegazione M5S che ha incontrato Fico era composta da Di Maio e dai due capigruppo di Camera e Senato, Giulia Grillo e Danilo Toninelli.

Partito Democratico ancora diviso sul confronto con il Movimento 5 Stelle

Tra i Dem il clima di tensione è evidente. In un’intervista al Corriere della Sera, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Sandro Gozi ha bacchettato Martina. «Ha accelerato troppo» – ha detto Gozi – «non è stato garante della posizione di tutti» prendendo «una posizione netta a favore del possibile accordo con i Cinque Stelle. Non è stato una figura super partes ma ha preso una strada ben precisa, diventando una delle parti in causa». Anche il ministro Carlo Calenda, a Radio Capital, ha ribadito la sua contrarietà ad un accordo con i pentastellati. «Se il Pd facesse un’alleanza con il M5S farebbe malissimo. Tra noi e il M5S c’è una distanza siderale, bisogna avere un minimo comune denominatore», ha detto ribadendo di essere pronto a lasciare il partito in caso di intesa con i grillini.

Tra gli esponenti Dem che non chiudono all’ipotesi di un dialogo con il M5S c’è l’ex ministra ed ex presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi. In un’intervista a Repubblica, ha dichiarato: «Prima vengono gli interessi del Paese, poi quelli del Pd. Perciò penso che occorra valutare se un accordo con i 5 Stelle sia possibile. Ma attenzione, non è che si vanno a vedere le carte in nome di un nobile motivo e poi lo si trasforma in un accordo di potere, sulle poltrone, sul numero dei ministeri, su chi va a Palazzo Chigi e chi no». «Non mi sono mai augurata un governo tra 5 Stelle e Lega, che considero uno scenario preoccupante per l’Italia. Ma quella prospettiva, che sembra ora fallita, inchioda il Pd alle sue responsabilità».

I pentastellati confermano Di Maio premier

E mentre il Pd si divide e discute in maniera accesa sulle possibilità di intesa con il M5S, gli stessi pentastellati ribadiscono il loro netto sostegno alla candidatura a premier di Luigi Di Maio. Stamattina il deputato Manlio Di Stefano, a Studia 24, su Rainews, ha ripetuto che «chiunque oggi non sia Di Maio non sarebbe riconosciuto da chi il 4 marzo ha votato per Di Maio premier». Gli iscritti, ha affermato il parlamentare del Movimento 5 Stelle «hanno scelto Di Maio», dopo il voto degli italiani «andiamo a chiudere un cerchio: Di Maio si è candidato, ha preso i voti e vogliamo che diventi premier».

Gli incontri del presidente della Camera dopo Mattarella e Casellati

Il mandato esplorativo assegnato da Mattarella a Fico lunedì scorso è arrivato dopo diversi giri di consultazioni con le forze politiche. Il presidente della Repubblica ha ricevuto i partiti al Quirinale per la prima volta dopo il voto del 4 marzo nei giorni 4 e 5 aprile. Una seconda tornata di colloqui al Colle si è svolta il 12 e 13 aprile. La settimana seguente, il 18 aprile, il capo dello Stato ha conferito un mandato esplorativo alla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, per verificare le possibilità di accordo tra coalizione di centrodestra e Movimento 5 Stelle. La seconda carica dello Stato ha poi riferito a Mattarella due giorni dopo. Il presidente della Repubblica ha dunque affidato un nuovo mandato esplorativo, al presidente della Camera, il 23 aprile, per verificare le probabilità d’intesa nel centrosinistra. Mattarella ha indicaot a Fico anche una data entro la quale riferire al Quirinale sui colloqui e sul mandato esplorativo:  giovedì 26 aprile.

Il calendario

Il calendario delle consultazioni di Fico a Montecitorio di oggi fissava un incontro del presidente della Camera con la delegazione del Pd alle 11 e un colloquio con i rappresentanti del M5S alle 13. Nel pomeriggio poi l’arrivo dell’esploratore al Quirinale per riferire al presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell’esito del mandato esplorativo.

(Foto da archivio Ansa)