Rimini, aggressione razzista a un ragazzino di 17 anni: «Ricordati che io odio i neg*i»

di Redazione | 21/03/2018

aggressione razzista Rimini

La lite per una ragazzina, le minacce, le prese in giro. Non è bastato tutto questo: un diciassettenne della provincia di Rimini è stato aggredito da un gruppo di coetanei poco fuori dalla sua abitazione. Calci, pugni e schiaffi: il minore è stato accompagnato in pronto soccorso con il labbro rotto. Ma a fare più male sono le parole, distintamente pronunciate dal suo coetaneo dopo le percosse: «Ricordati che io odio i neg*i».

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AGGRESSIONE RAZZISTA RIMINI, COSA È SUCCESSO

Quello che potrebbe essere a buon diritto considerato come un raid a sfondo razzista è stato anticipato da una telefonata da parte del ragazzo che ha sferrato il pugno più forte: «Tu la mia fidanzata non la tocchi, so cosa le hai fatto». Il diciassettenne prova a difendersi, dice che tra lui e la ragazza in questione c’è solo un rapporto di amicizia. Ma il dialogo non basta: il branco ha deciso di passare all’azione, con offese impronunciabili e violenza fisica.

«Ha il naso tumefatto, il labbro spaccato, un occhio gonfio – ha detto la mamma del ragazzino al Corriere della Romagna – Non hanno avuto paura della mia presenza, urlavo di andare via ma loro niente, sono corsa in cucina a prendere un mattarello per spaventarli, per fortuna mi ha fermato mio figlio, non so cosa sarebbe potuto succedere».

AGGRESSIONE RAZZISTA RIMINI, IL PRECEDENTE

La donna, italiana, ha sposato un senegalese. Il figlio ha la pelle scura. Quel «dettaglio» che, evidentemente, non è andato giù al gruppo di ragazzi che l’ha aspettato sotto casa. Ora, il minore ha paura. Qualche giorno fa aveva ricevuto altre minacce, proprio dopo aver fatto una passeggiata insieme alla sua amica alla Fiera di San Gregorio. Secondo la testimonianza della mamma, il diciassettenne avrebbe detto di avere dei timori nell’uscire da casa: «Mio figlio ha paura, mi ha detto “se mi vedono in giro quelli mi inseguono”, ma non abbiamo intenzione di stare zitti, siamo pronti a denunciarli».