Titti Improta
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La giornalista che Sarri non ha mandato a quel paese «perché carina e donna» lo difende

Due giorni dopo la frase di Maurizio Sarri nella conferenza stampa post Inter-Napoli rivolta a una giornalista di Canale 21, la discussione sul «sessismo» dell’allenatore partenopeo tiene ancora banco. A una domanda sul possibile scudetto e sulla Juventus, il tecnico di Figline Valdarno aveva glissato, rivolgendosi a Titti Improta in questo modo: «Non ti mando a fan***o perché sei carina e sei donna».

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TITTI IMPROTA, LA REPLICA A TIKI TAKA

Il giorno dopo, l’intero panorama mediatico – con poche eccezioni – si è scagliato contro Sarri definendolo, tra le altre cose, «scostumato e sessista». Tuttavia, la difesa del mister arriva proprio da chi non te lo saresti mai aspettato. È la stessa Titti Improta, infatti, contatta dalla trasmissione Tiki Taka, a scagionare completamente l’allenatore del Napoli.

«La cosa si è chiusa subito – ha detto Titti Improta incalzata da Pier Luigi Pardo -: dopo la conferenza stampa mi si sono avvicinati sia l’addetto alla comunicazione del Napoli Nicola Lombardo, sia il tecnico. Sarri era molto imbarazzato perché si è reso subito conto dell’errore. E mi ha chiesto scusa».

TITTI IMPROTA, IL CASO SARRI SI È UFFICIALMENTE CHIUSO

Il caso, dunque, per la giornalista di Canale 21 è chiuso. «Mi chiedete se Sarri sia sessista o omofobo? Vi rispondo di no – ha affermato Titti Improta -. La sua è stata soltanto una uscita maleducata che in sala stampa non può essere accettata. Dal momento che, però, sono arrivate le scuse, per me è finita qui. Stop e andiamo avanti».

Il tecnico Maurzio Sarri, nel corso di tutta la giornata di ieri, è stato molto criticato dalla stampa. Anche oggi, il suo atteggiamento è stato stigmatizzato da Massimo Gramellini sul Corriere della Sera, mentre Maurizio Crosetti su Repubblica ha ridimensionato il fenomeno, sostenendo che Maurizio Sarri sia semplicemente un uomo «politicamente scorretto»: il suo, secondo il giornalista, non sarebbe sessismo, ma un modo di essere derivato dalla sua storia personale. Non si discute, insomma, l’errore in sede di conferenza stampa, ma l’etichetta che è stata immediatamente applicata sul tecnico del Napoli.