CasaPound, l’occupazione illegale costata 4 milioni di euro

di Redazione | 02/03/2018

CasaPound

CasaPound è il nome di un partito fascista ma anche di una delle più costose occupazioni illegali nella storia recente d’Italia. Dalla fine dicembre del 2003 infatti CasaPound è diventato il nome assegnato a un edificio pubblico di proprietà del Demanio, di cui il titolare è il Miur, il ministero per l’Istruzione, università e ricerca, ma tolto ai legittimi proprietari da un gruppo di estremisti di destra.

CasaPound, l’occupazione illegale costata 4 milioni di euro

Da quell’occupazione, teoricamente per contrastare l’emergenza abitativa, si è sviluppata la trasformazione di CasaPound da un gruppo di neofascisti romani nel più importante partito dell’estrema destra italiana. A oltre quattordici anni dall’azione illegale la procura regionale della Corte dei Conti del Lazio ha aperto un’indagine, che come scrivono il Corriere della Sera e il Messaggero potrebbe portare a un’eventuale condanna per danni erariali per gli ex sindaci di Roma, Gianni Alemanno, Ignazio Marino e Virginia Raggi.

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Il Comune di Roma, come il Miur, non ha mai fatto sostanzialmente nulla per contrastare l’occupazione abusiva di CasaPound, che ha generato un consistente danno economico. Secondo le prime stime riportate dai quotidiani infatti il costo complessivo si agirerebbe intorno ai quattro milioni di euro: il calcolo si basa sul mancato gettito degli eventuali affitti dei circa 20 appartamenti presenti nell’edificio di via Napoleone III, e sulle utenze pagate curiosamente agli inquilini illegali.

 

L’occupazione di CasaPound non risponde neppure al criterio di risposta all’emergenza abitatativa con cui era effettuata all’inizio degli anni duemila. Secondo diverse inchieste giornalistiche all’interno dell’immobile di proprietà del Miur vivono persone come Simone Di Stefano, vicepresidente di CasaPound, suo fratello Simone, e la moglie del presidente Iannone, Maria Bambina Cognale, oltre ad altri militanti. Allo stesso tempo all’interno della sede nazionale di CasaPound sono ospitate le associazioni legate al movimento, a conferma che l’occupazione ormai nulla a che fare con il contrasto all’emergenza abitativa.

 

Solo nelle scorse settimane le autorità romane hanno deciso di chiedere al prefetto di sollecitare uno sgombero che però appare difficile, visto il rilievo politico conquistato da CasaPound.