Simone Di Stefano spiega come CasaPound conquisterà la Libia per ricostruirla coi migranti

di Andrea Mollica | 26/02/2018

CasaPound

Simone Di Stefano, il candidato alla presidenza del Consiglio di CasaPound, ha illustrato su Rai Parlamento un piano per conquistare un pezzo della Libia, ricostruirla con l’accordo dei libici, combattere contro il terrorismo e così risolvere anche il problema dell’immigrazione.

Simone Di Stefano spiega come CasaPound conquisterà la Libia per ricostruirla coi migranti

Troppa grazia, sant’Antonio, verrebbe da dire, se non fosse sinceramente incredibile ascoltare quanto sostiene Di Stefano. Il vicepresidente di CasaPound rimarca esplicitamente l’obiettivo del movimento di estrema destra di prendere un pezzo della Libia. Di Stefano dice di volerlo fare con l’accordo dei libici, non indicando quale gruppo politico, o religioso, del paese africano voglia chiedere di farsi invadere per esser governata dall’Italia.

 

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Come si vede in questo taglio realizzato dalla giornalista del Fatto Quotidiano Gisella Ruccia sul suo profilo Facebook, Simone Di Stefano reputa che grazie alla conquista di un pezzo della Libia si possa risolvere il problema dell’immigrazione, dopo aver inviato il nostro esercito a combattere i terroristi e le bande dei tagliagole.

Infatti l’Italia da una parte potrà bloccare, con i suoi militari stazionati in loco, le partenze dei migranti, ma potrà anche far “rimpatriare” gli irregolari attualmente nel nostro Paese. I migranti saranno infatti trasportati in Libia via navi, anche per offrire loro un lavoro dove governa l’Italia. Non li deportiamo o paracadutiamo nel deserto, dice tra l’incredulità dei giornalisti il leader di CasaPound.

 

Mario Prignano della Rai fa presente a Simone Di Stefano che la Libia non è una regione dell’Italia ma come debba esser militarmente invasa per poter imporre un simile piano. Per il vicepresidente di CasaPound il progetto non è semplicistico, rimarcando che verrà realizzato con il consenso dei libici. L’intera conferenza stampa si può vedere sul sito di Rai Parlamento.