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Gli ‘incandidabili’ del M5S ora sono 15: Patty L’Abbate si presentò con il Pli

Si allunga ancora la lista dei candidati del Movimento 5 Stelle alle Elezioni Politiche del 4 marzo che non rispettano i criteri di ‘candidabilità‘ dello stesso Movimento. L’ultimo caso riguarda Pasqua L’Abbate, detta Patty, in corsa per un seggio al Senato in un collegio uninominale in Puglia, che nel 2012 si presentò alle Comunali con un altro partito, il Pli. A darne notizia è stata Repubblica. Il regolamento M5S vieta espressamente la presenza nelle liste di candidati che hanno già partecipato ad elezioni con altre formazioni politiche. Se venisse applicato alla lettera dunque, L’Abbate, impegnata in questi giorni in campagna elettorale nel collegio Puglia 4, sarebbe il 15esimo nome da espellere dal Movimento prima del voto.

 

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(Immagine dal profilo Twitter @M5S_No_Grazie)

 

Patty l’Abbate, candidata del M5S che si presentò alle Comunali nel 2012 con ‘Io Sud-Pli’

Patty L’Abbate nel 2012 era nelle liste dei candidati alle Elezioni Amministrative del Comune di Castellana Grotte, in provincia di Bari. Secondo i risultati del voto disponibili online sul sito locale Vivi Castellana Grotte, l’attuale candidata M5S ottenne con la lista ‘Io Sud – Partito Liberale Italiano‘ 41 preferenze sui complessivi 179 del suo simbolo. Il regolamento del Movimento 5 Stelle in vigore per le parlamentarie (le primarie online che si sono svolte a partire dal 16 gennaio, attraverso le quali gli iscritti M5S hanno scelto i candidati nei collegi uninominali di Camera e Senato) stabilisce che ogni candidato «non dovrà aver mai partecipato a elezioni di qualsiasi livello, né aver svolto mandato elettorale o ricoperto ruoli di amministratore e/o componente di giunta o governo, con forze politiche diverse dal Movimento 5 Stelle a far data dal 4 ottobre 2009».

 

 

Gli ultimi ‘indandidabili’ M5S: Salvatore Caiata indagato e Antonio Tasso condannato

Gli ultimi due casi di candidati M5S al Parlamento non presentabili riguardano Salvatore Caiata, imprenditore e presidente del Potenza Calcio, candidato alla Camera in un collegio uninominale in Basilicata e indagato a Siena per riciclaggio, che non ha comunicato l’indagine a sui carico, e Antonio Tasso, che il Movimento ha candidato alla Camera nel collegio uninominale di Manfredonia-Cerignola e che nel 2007 fu condannato in primo grado per violazione del diritto d’autore, per aver venduto nel suo negozio di elettronica videogiochi e cd pirata. Anche per Tasso il candidato premier Luigi Di Maio ha chiesto l’espulsione. «Antonio Tasso – ha detto – si è potuto candidare con il Movimento 5 stelle perché il suo certificato penale è pulito, non ha carichi pendenti e pertanto risultava candidabile». «Peccato – ha proseguito il leader M5S – che dieci anni fa Tasso sia stato coinvolto in un processo, perché avrebbe masterizzato dei cd-rom. Il processo è arrivato solo alla condanna in primo grado e poi è andato in prescrizione. Tasso ha accettato la prescrizione prima che esistesse il codice etico del Movimento e prima che esistesse il movimento stesso. Resta il fatto che non ci ha informati di questo episodio. Per questa ragione è stato segnalato al collegio dei probiviri a cui ho proposto l’espulsione».

Tra i cosiddetti ‘incandidabili’, che saranno fuori dal M5S anche in caso di elezione alla Camera o al Senato, c’è anche il gruppo dei parlamentari scoperti a truccare i rimborsi dei loro stipendi al fondo per il microcredito.

(Immagine dalla pagina Facebook di Patty L’Abbate)