L’algoritmo di Google che previene le malattie del cuore. Guardandoti negli occhi

di Gianmichele Laino | 20/02/2018

Google malattie cuore

Google potrebbe aiutarci anche a prevenire i problemi cardiaci. La multinazionale statunitense, insieme alla sua azienda di tech e biomedicina Verily, ha messo a punto un sistema che – partendo dalla scansione della pupilla – invia automaticamente delle informazioni circa l’età della persona che si sottopone a controllo, circa la sua pressione del sangue e sul fatto che sia o meno un fumatore. Tutti questi dati potrebbero essere utilizzati per verificare la possibilità di avere un infarto o altre malattie cardio-vascolari.

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GOOGLE MALATTIE CUORE, ECCO IL METODO INNOVATIVO

Il metodo è stato testato, ma ha bisogno di ulteriori approfondimenti per poter essere messo a disposizione delle équipe mediche. Ma potrebbe rappresentare una vera e propria svolta rivoluzionaria, dal momento che permetterebbe ai dottori di effettuare delle indagini senza ricorrere ad analisi del sangue.

Il sistema tecnologico è stato reso pubblico da un articolo sulla rivista scientifica Nature, come riportato dal portale theverge.com. Secondo gli esperti consultati in proposito, la scoperta di Google e di Verily non sostituirà il lavoro dei dottori, ma sarà semplicemente una utile estensione delle strumentazioni a loro disposizione.

GOOGLE MALATTIE CUORE, A CHE PUNTO SIAMO

L’algoritmo messo a punto da Google parte, del resto, da una pratica medica usuale. L’analisi della pupilla, infatti, è da sempre considerata un modo per comprendere lo stato di salute cardio-vascolare di un paziente. Quando la strumentazione messa a punto dall’azienda di Mountain View ha avuto la possibilità di confrontare le retine di pazienti con problemi cardiovascolari e retine di pazienti sani, ha individuato i problemi nel 70% dei casi, una percentuale molto vicina a quel 72% di accuratezza che viene fuori da una analisi del sangue.

Insomma, Google è molto vicino a poter realizzare una scoperta che potrebbe essere rivoluzionaria nel settore biomedico. Speriamo soltanto che, in futuro, tutto ciò non avvenga tramite una app per smartphone o che, al momento della scansione della retina, non compaia un adsense indesiderato.

(Credit Image: © Ana Venegas/The Orange County Register/ZUMAPRESS.com)

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