Perché Minniti ha fallito su Traini (e Macerata)

di Redazione | 08/02/2018

minniti

«Traini, l’attentatore di Macerata, l’avevo visto all’orizzonte dieci mesi fa, quando poi abbiamo cambiato la politica dell’immigrazione». Parla così oggi Marco Minniti in un colloquio con Repubblica sull’ondata di xenofobia che attraversa il paese e che talvolta sfocia in drammatici episodi di violenza, come il raid di sabato mattina. Il ministro dell’Interno precisa che «quella è stata una rappresaglia di odio razziale» e che il governo «fermando gli sbarchi, costruendo la legalità e la sicurezza» ha fatto capire «qual è il confine tra democrazia e populismo, che incatena i cittadini alle paure». Lo abbiamo fatto senza muri», dice Minniti, «senza filo spinato e senza evocare l’invasione».

Traini, il raid di Macerata e il profilo basso di Minniti e Pd

C’è qualcosa che non torna. Il richiamo del ministro al rischio per la democrazia per l’avanzata del populismo tende a generalizzare la vicenda. Prima di guardare al tema immigrazione, al modo in cui il governo ha affrontato l’aumento gli sbarchi sulle nostre coste, e a come quegli sbarchi siano stati strumentalizzati anche politicamente, bisognerebbe osservare il caso specifico di Macerata. I fascisti, neofascisti o post-fascisti di Casapound o Forza Nuova continuano la propaganda con iniziative pubbliche mentre il sindaco evocando possibili violenze ha chiesto annullare la manifestazione antirazzista e antifascista organizzata da Anpi, Libera, Arci e Cgil, inizialmente programmata per sabato. Dunque, in una città dove la tensione è palpabile e c’è bisogno di una netta presa di distanza dal razzismo e dalla xenofobia e da un atto di terrorismo non sfilerà in corteo, e non avrà voce, quella stragrande maggioranza di persone che con le idee di Luca Traini, il 28enne che voleva uccidere gli africani, è distante anni luce. Il tutto mentre il Pd, partito del ministro Minniti, e il candidato premier Matteo Renzi decidono di tenere la vicenda Macerata fuori dalla campagna elettorale, di non parlarne per non esporsi, evidentemente per non scontrarsi con la pancia di milioni di italiani che, purtroppo, a quei rigurgiti razzisti e xenofobi spesso rispondono con l’approvazione. A un mese dal voto, si sa, è meglio non perdere voti. A destra come a sinistra.

Gli sbarchi di migranti a gennaio 2018 in linea con il 2017

«Abbiamo cambiato la politica dell’immigrazione», è la risposta di Minniti. Ma anche a guardare il tema Macerata da lontano non tutto torna. Se è vero che il governo, come dice il ministro, non ha evocato l’invasione è vero però che il «filo spinato», che l’Italia non ha utilizzato, da qualche altra parte, in Libia, è stato davvero fissato. È accaduto nei lager dove sono reclusi centinaia di migliaia di profughi africani, centri di detenzione dove il rispetto dei diritti umani è una chimera e anche le agenzie Onu fanno fatica ad entrare, e che non servono per abbattere il fenomeno che si vuol evitare. Stando ai dati del Ministero dell’Interno a gennaio 2018, dopo il calo della seconda parte del 2017, sono sbarcati sulle nostre coste 4.182 migranti, pochi meno dei 4.468 dello stesso periodo dello scorso anno e i 5.273 del 2016.

(Foto: ANSA/ MARCO COSTANTINO)