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Gomorra e il pizzo pagato al clan per le riprese, indagati tre produttori

La vicenda del pizzo che la società di produzione di Gomorra avrebbe pagato a un clan della camorra per effettuare le riprese in una villa di Torre Annunziata confiscata a un boss. Tre esponenti di vertice della Cattleya, Maurizio Tini, Riccardo Tozzi e Giovanni Stabilini, sono indagati per falsa testimonianza.

 

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Gomorra e il pizzo al clan per le riprese, indagati tre produttori della serie tv

I produttori avrebbero mentito rispetto alla versione, evidentemente ritenuta credibile, di un altro manager, Gennaro Aquino, che ha rivelato di aver consegnato a un gruppo criminale una busta con 5mila euro che gli sarebbero stati dati proprio dalla società. Scrive oggi Leandro del Gaudio sul Mattino di Napoli:

Il giudice ha inflitto sei mesi per favoreggiamento personale,pena sospesa, al location manager Gennaro Aquino; ed ha invece assolto il responsabile di produzione Gianluca Arcopinto (difeso dal penalista Cesare Placanica). Passa la linea dell’accusa, al termine delle indagini coordinate dal pm Maria Benincasa, sotto il coordinamento dell’aggiunto Pierpaolo Filippelli: per il Tribunale Gennaro Aquino è la persona che per conto della produzione ha materialmente consegnato la busta con 5.000 euro alla famiglia Gallo per permettere la registrazione delle scene. Grazie al suo ruolo, appare ora confermato che il primo ciak per la famiglia Savastano, proprio all’interno di una villa sequestrata al boss Francesco Gallo di Torre Annunziata (i cosiddetti «pisielli»), avvenne grazie al via libera del capoclan locale. E così che la prima edizione di Gomorra (anno 2013) decollò grazie alla tangente che sarebbe stata versata nelle mani dei parenti del boss Gallo.

Se la linea venisse confermata anche nei successivi gradi di giudizio ci troveremmo di fronte a un paradosso: la serie tv che racconta la crudeltà della camorra costretta a pagare i clan per le riprese ed evitare fastidi.

(Foto: ANSA / ANGELO CARCONI)

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