La polemica sul «convegno no-vax» dei biologi ci indica perché gli ordini professionali non funzionano

di Gianmichele Laino | 06/02/2018

ordine biologi

Le denunce e gli articoli polemici nei confronti del convegno per celebrare i 50 anni dell’Ordine dei Biologi hanno il merito di aver indicato un problema. Che, però, non è quello della tendenza no-vax dell’evento. La questione dirimente, in realtà, è rappresentata dal funzionamento degli ordini professionali, dalla loro effettiva rappresentatività della categoria, dai meccanismi che regolano i vertici dell’organo.

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ORDINE BIOLOGI, IL PRESIDENTE VINCENZO D’ANNA

Succede così che il presidente di una delle categorie più stimate in Italia sia accusato – perché è questa la sostanza delle cose – di mettere in piedi convegni anti-scientifici. Effettivamente, il curriculum di Vincenzo D’Anna non è proprio neutrale. Senatore di ALA, è stato uno dei più fermi oppositori della legge sull’obbligatorietà vaccinale nel suo iter parlamentare. È stato espulso dall’aula. Ha dichiarato:«nei vaccini c’è la fetenzia! Una volta inoculati in bambini di pochi mesi, andranno ad interferire con il loro apparato immunitario».

Il focus del problema, ora, non è sul fatto di essere no-vax o meno. Ma di quanto D’Anna – eletto presidente dei biologi italiani – sia rappresentativo della sua categoria. Il senatore di Ala ha ottenuto 1620 preferenze, su un totale di 3589 votanti. Ma gli iscritti all’albo dei biologi sono più di 30mila. Bastano per essere il portavoce di un settore professionale così importante? Inoltre, le sue idee politiche espresse da un seggio a Palazzo Madama nel corso dell’ormai conclusa legislatura hanno potuto in qualche modo influenzare la rappresentanza della sua categoria?

ORDINE BIOLOGI, L’ORGANIZZAZIONE DEL CONVEGNO

Lo ha dimostrato, in effetti, proprio l’organizzazione del convegno per i 50 anni dell’Ordine dei biologi e le polemiche che ne sono scaturite. La presenza di studiosi – personalità controverse del mondo scientifico – che possono essere considerati «in linea» con le posizioni di D’Anna solleva diversi dubbi. E dire che si trattava, comunque, di un evento di «rappresentanza», per ricordare un anniversario: in quanto tale, avrebbe dovuto trovare ampia condivisione.

Invece, è diventato la spia di un corto-circuito valido per la maggior parte degli ordini professionali presenti in Italia. Politica e lobbysmo ne rappresentano i mali maggiori. Le loro riforme, proprio per questo motivo, sembrano essere lontane anni luce. La voce degli iscritti è sempre più distante rispetto a quella dei vertici. Ha senso ancora mantenerli in piedi?