arbeit macht frei
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L’ignorante del giorno: «Non ho studiato, non conoscevo il senso di Arbeit macht frei»

Il meccanico dell’officina di Rimini dice di non conoscere il significato di «Arbeit macht frei» (il lavoro rende liberi). Ma la scritta campeggiava su un cartello che aveva collocato all’ingresso della sua officina. E sulla sua pagina Facebook sono comparsi spesso slogan che inneggiano al regime fascista. Fatto sta che, dopo le reiterate critiche, l’uomo è stato costretto a rimuovere il pannello con la scritta.

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ARBEIT MACHT FREI, L’IMBARAZZANTE DIFESA DEL MECCANICO

«Non riuscivo più a lavorare – ha rivelato alla testata locale Il Corriere della Romagna -. Ho ricevuto decine di telefonate, centinaia di messaggi e richieste. Allora ho deciso di chiudere qui questa storia e di togliere il cartello».

La frase utilizzata per «decorare» l’ingresso dell’officina (e – forse – lanciare un messaggio a chi entrava al suo interno) è la stessa che campeggiava sui cancelli del campo di concentramento di Auschwitz. E l’episodio si è verificato a pochi giorni dalla Giornata della Memoria che ricorda proprio l’orrore dell’olocausto di matrice nazista.

La difesa del meccanico è disarmante: «Sono nato nel 1979 e non ho studiato. Non so niente di storia. Mi sembrava lo slogan più bello da utilizzare su un luogo di lavoro. Non conoscevo il significato originario di quella frase, né tantomeno quello della Giornata della Memoria».

ARBEIT MACHT FREI, LA POSIZIONE DEL COMUNE DI RIMINI

Dal comune di Rimini, intanto, l’uomo ha ricevuto anche l’invito di partecipare alle ricorrenze organizzate per ricordare l’olocausto degli ebrei. Ma, per il momento, sembra intenzionato a non parteciparvi. «Una disinvoltura penosa e imbarazzante – hanno commentato dal comune –. Lo sanno anche gli alunni delle elementari cos’è il Giorno della memoria: in quei campi di concentramento in cui era esposta la scritta Arbeit macht frei, furono torturati umiliati, disumanizzati e spesso uccisi migliaia di esseri umani».

Anche se il cartello non c’è più, l’episodio resta da censurare. Sia per le dinamiche con cui si è sviluppato, sia per le imbarazzanti spiegazioni che sono state addotte dal meccanico riminese. E poi, vista la sua attività filo-fascista sui social network, siamo davvero sicuri che il significato di «Arbeit macht frei» sia stato soltanto male interpretato?

(FOTO da Il Corriere della Romagna)