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FAST AND FURIOUS 7, Paul Walker riceve l’addio che merita (RECENSIONE)

Su Fast & Furious 7 dobbiamo fare subito delle precisazioni: intanto, è l’unico film in cui i pettorali degli uomini sono più sviluppati, sinuosi, pompati e sexy di quelli delle donne. Poi, c’è da dire che non potrebbero mai girarlo a Roma. L’impressione è che sappiano fare tutto con quei bolidi, ma non parcheggiare.
Infine, preparate i fazzoletti: il finale è un tributo a Paul Walker e alla sua amicizia fraterna con Vin Diesel. L’attore, infatti, è scomparso nel novembre 2013, schiantandosi con la sua auto sportiva a Valencia. Proprio lui, il più prudente della saga di F&F. Si fa per dire. Diciamo però che da (ex) agente dell’FBI magari non usa le Etihad Towers come rampe di lancio.

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FAST & FURIOUS 7, PAUL WALKER E VIN DIESEL INSIEME PER L’ULTIMA VOLTA-

Come due bambini, i due divi a quattro ruote motrici, il bello, Paul Walker, e il brutto e cattivo, Vin Diesel, si sono scelti James Wan per l’ultimo giro dei loro Brian O’Conner e Dominic Toretto. Scelta rischiosa: regista di genere – horror, però -, era forse la più grande incognita di questo settimo capitolo. E’ diventato la migliore sorpresa di quest’opera già cult: sembra nato per girare inseguimenti, scontri tra cofani rinforzati, accelerate folli, persino macchine che volano (sul serio). Aiutato dal montatore storico Christian Wagner – coadiuvato da ben tre colleghi, e a vedere il film sono anche pochi – al suo quarto capitolo (dopo Honess e Buett, dal quarto è lui il mago dei tagli), ci gustiamo quello che possiamo definire il punto più alto dell’epopea di Fast & Furious. Forse perché nel regno degli eccessi e dei buoni sentimenti raccontati con il turbo, dei Robin Hood che sgommano e vivono in testacoda, questa volta non ci si pone limiti.

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Si inizia con due funerali, si finisce con un tributo a Paul Walker che ci fa inumidire gli occhi facendoci scoprire che persino Vin Diesel può avere un’espressione dolce su quel viso che sembra scolpito da uno scalpello troppo grande. Vengono consumate più frasi e scene retoriche che frizioni, qui. E va bene così, perché F&F, da sempre, è una favola sull’amicizia, invincibile e insuperabile – un po’ come Toretto -, un inno alla famiglia e ovviamente al testosterone: uno dei protagonisti è cognato dell’altro, il quale si è sposato “finché morte non li separi” con l’unica donna (Michelle Rodriguez) ammessa nel consesso di questi intellettuali al volante. Forse anche per dimenticare le loro imprese, ora la bella Letty (diminutivo di Leticia Ortiz) è immemore di tutto. E non si ammettono tradimenti: questi fratelli sono uniti, tutti, nella buona e cattiva sorte. Non si lasciano mai. Soprattutto ora che uno ha lasciato l’FBI e l’altro ha avuto l’amnistia.

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FAST AND FURIOUS 7, BLOCKBUSTER A TUTTO GAS –

Raramente questa saga ci ha deluso: ad essere sinceri, probabilmente, solo Tokyo Drift possiamo definirlo come un passo falso. L’unico, in effetti, che ne tradì la natura adrenalinica, ormonale, muscolare. E che rinunciò alle icone di Fast & Furious per uno spin-off asiatico imbarazzante. Qui, invece, si pigia sull’acceleratore del meglio che ci hanno offerto questi ragazzi con la fedina penale sporca come i loro parafanghi, ricercati ma irraggiungibili. Sulla poltrona del cinema finirete per spingervi contro lo schienale, cercare qualcosa a cui aggrapparvi, perché anche se non c’è il 3D, vi sembrerà di essere su quella fuoriserie da 3,5 milioni di dollari che vola tra i grattacieli di Abu Dhabi, o su quelle auto volanti… no, non è giusto, quella scena dovete vederla, non possiamo raccontarvela. Un paio di volte non riuscirete a non applaudire insieme al resto della platea, soprattutto quando Paul Walker e Michelle Rodriguez daranno vita a una scena alla Yuri Chechi.

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Grandioso anche il cattivo, questa volta. Laddove il villain, nei primi sei capitoli, non di rado è stato accessorio e funzionale, qui Jason Statham… lo è pure lui, ma lo fa alla grande. Non cambia mai espressione, è una sorta di Terminator di carne e muscoli, costantemente in piedi anche dopo scontri violentissimi, capace di rivaleggiare con il semidivino Vin in carisma, resistenza fisica e sguardo bovino ma intenso.

E’ ottimo anche il lavoro fatto sugli effetti speciali: complicatissimi sia per le scene in macchina, davvero estreme, sia per come hanno saputo reggere la fine del girato senza Walker (che, a dirla tutta e forse non a caso, in questo caso sembra decisamente meno scarso come attore).

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FAST & FURIOUS 7, NON E’ FINITA QUI –

E’ finita un’epoca, ma probabilmente non il brand cinematografico. Ce lo fa intuire proprio Statham, che con la sua ultima scena lascia intuire che rivedremo ancora queste quattro ruote modificate, questo gruppo di pazzi che regalano battute, sgasate e sbruffonate come se piovesse. Certo, non ci saranno quegli occhi azzurri che il cineasta James Wan, negli ultimi minuti, ci punta addosso, in un album dei ricordi doloroso e commovente. Le metacitazioni su Paul Walker, scomparso troppo presto e che sul set ha fatto versare ai suoi compagni d’avventura più lacrime che benzina (la longevità della saga testimonia quanto sia coeso questo gruppo anche a macchine da presa non in funzione) sono la vera sottotrama nel film, di fatto riscritto dopo il decesso dello sfortunato interprete. In un franchise che è diventato un blocco unico fatto di appassionati, ammiratori e attori, non si poteva eliminare quella notizia, quell’assenza, si doveva creare un link tra vita reale e finzione.

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E così l’altro filone narrativo, quello dell’Occhio di Dio, sotta di Echelon messo a punto da una hacker molto sexy, serve solo a soddisfare il lato luddista dei malati dei motori (la tecnologia è buona solo se ci son pistoni di mezzo, mentre transistor e computer sono il male) ed è un pretestuoso sentiero in cui piazzare aforismi, scene folli, un po’ di suspense. Molto meglio la lacrimevole storia tra Diesel, marito fedele, e Rodriguez, moglie smemorata – lui romanticamente cerca di farle recuperare la memoria al Race Wars, gara di macchine in mezzo a donne in shorts, top e costumi alla Spring Breakers, in fondo chi non lo farebbe? – o quella del cattivissimo ex sicario che vuole vendicare il fratello. Perché in F&F, più la scelta è semplice ed elementare, meglio è. Più si è basici, nel raccontare e nel guardare Fast & Furious, più ci si diverte. Così è, da sempre. D’altronde la cosa più complessa, emotivamente e intellettualmente, che è mai avvenuta in questi 14 anni di cinema e velocità, è stata una derapata.

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FAST & FURIOUS 7, KURT, NATHALIE E THE ROCK –

Un’ultima parola vale la pena spenderla per i nuovi e un “recente” ritorno. Kurt Russell fa l’uomo in nero, da icona pop del cinema d’azione qui fa il grande vecchio. Bastano i suoi occhi, i nostri ricordi (da Tango & Cash a Jena Plissken) e una battuta sulle birre belghe con una pallottola in corpo per giustificare il suo cachet. Quello di Nathalie Emmanuel è ben speso per come sta in costume – di sicuro non dalla mancanza di espressività nell’incredibile sfida finale per l’Occhio di Dio -, su The Rock per fortuna tutti capiscono che Dwayne Johnson, improbabile fissazione degli ultimi tre capitoli, andava picchiato e tenuto fuori dai giochi. Per essere rispolverato per quello che sa fare meglio. Menar le mani, dire battute che solo lui ha il coraggio di pronunciare e uscire di scena quando diventa stucchevole come quel suo fisico parossistico.