Il ministro Elisabetta Trenta fa retromarcia sul ritiro dall’Afghanistan

di Enzo Boldi | 01/02/2019

Elisabetta Trenta, ritiro da Afghanistan
  • Ospite di Lilli Gruber a Otto e Mezzo, Elisabetta Trenta è tornata a parlare del ritiro delle truppe dell'Afghanistan

  • Nei giorni scorsi aveva ufficializzato la decisione del governo sulle sorti del contingente italiano

  • Tutto ciò aveva irritato la Farnesina. Ora la retromarcia e l'annuncio che a decidere sarà il Parlamento

Dire, ribadire e poi disdire è sempre più lo sport nazionale dei nostri politici, di qualunque colore e ideale. E così anche una questione delicata come il ritiro del contingente italiano dall’Afghanistan rischia di diventare una barzelletta. Nei giorni scorsi il ministro della Difesa Elisabetta Trenta aveva annunciato la scelta del governo di riportare a casa i militari impegnati lì nella missione di peacekeeping. Una mossa che aveva fatto irritare la Farnesina, non consultata prima di questa comunicazione. Poi la polemica tra i due ministri (Difesa ed Esteri) proseguita fino a due giorni fa. Fino a venerdì sera, quando Elisabetta Trenta ha chiarito la faccenda dando la colpa – ovviamente – ai giornalisti.

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«Non ho mai annunciato il ritiro dall’Afghanistan, ma una fase di pianificazione che prevedesse anche ritiro – ha spiegato Elisabetta Trenta ospite di Lilli Gruber a Otto e Mezzo -. Il ritiro non potrei mai deciderlo io, lo decide il Parlamento». Esatto. Riportare a casa un contingente militare non può essere onere e onore di un solo ministro, ma la decisione deve esser presa collegialmente dalla Camera dei Deputati e dal Senato. E nei giorni successivi alla sua prima esternazione, fu proprio il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi a spiegare come le parole di Elisabetta Trenta non potevano annunciare nulla.

Il ritiro delle truppe dall’Afghanistan sarà deciso dal Parlamento. Come ovvio

Solo mercoledì, in un’intervista al Corriere della Sera, Elisabetta Trenta aveva ribadito: «Ho agito secondo le mie prerogative, informando chi di dovere, tra cui il presidente del Consiglio e il Capo di Stato maggiore della Difesa. Ci ritireremo. Siamo lì da 17 anni, abbiamo avuto 54 morti, speso quasi 7 miliardi di euro, il nostro contributo è stato notevole ma ora si va verso un’intesa e ne prendiamo atto». Parole che non sembrano essere fraintendibili, eppure l’accusa è di aver manipolato il suo pensiero.

«Tutta colpa della stampa che mi ha frainteso»

«Il ministro degli Esteri Moavero non era presente quando ho parlato di questa cosa con il premier Conte, ma è stato raggiunto dalla notizia prima che potessi parlarci telefonicamente – spiega ancora il ministro della Difesa – C’è stata costruita sopra una retorica che non era il caso di costruire, il caso è stato montato un po’ dai giornalisti». Colpa o non colpa, fa piacere che un ministro della Repubblica italiana, dopo 48 ore, abbia certificato la conoscenza della Costituzione e dei regolamenti che vedono il popolo sovrano e non un singolo.

(foto di copertina: ANSA/ALESSANDRO DI MEO)