“Io, stuprata, legata a un albero e costretta a mangiare escrementi”

11/11/2010 - di

Ci sono voluti 8 anni per portare alla sbarra un predicatore che con la moglie rapì e violentò una ragazzina nel 2002. La vittima ripercorre la tragedia e l’orco rischia l’ergastolo. Elizabeth Smart aveva solo 15 anni quando nel giugno

Ci sono voluti 8 anni per portare alla sbarra un predicatore che con la moglie rapì e violentò una ragazzina nel 2002. La vittima ripercorre la tragedia e l’orco rischia l’ergastolo.

Elizabeth Smart aveva solo 15 anni quando nel giugno del 2002 fu rapita mentre dormiva nella sua casa di Salt Lake City. Brian David Mitchell, un predicatore itinerante, in compagnia della moglie Wanda Barzee, l’aveva sequestrata sotto la minaccia del coltello, abusata e stuprata per ben nove mesi. Nel 2003 il suo aguzzino era stato arrestato ma non è mai stato portato a processo perché considerato infermo mentale.

CALVARIO - Una volta rapita, Elizabeth fu portata su una collina nei dintorni della città per celebrare un “matrimonio” simbolico con Mitchell che decise inoltre di cambiarle nome in Shear-Jashub (in onore del figlio del profeta Isaia). La ragazza, ora ventitreenne, ha dichiarato inoltre che Mitchell le fece scegliere un secondo nome (che doveva essere forzatamente di stampo biblico): Esther. Sarebbe stata la sua seconda moglie, diceva il predicatore conosciuto nella zona sotto il nome di “Emanuel“. Era stata poi legata ad un albero, come un animale da cortile, e costretta a subire ogni tipo di abuso verbale, emotivo e fisico: la ragazza è stata stuprata fin dal primo giorno di prigionia, costretta a mangiare spazzatura, dormire nel vomito e nei propri escrementi, a bere alcolici, fumare sigarette e a guardare la coppia di aguzzini avere rapporti sessuali. Linguaggio volgare e pornografia erano il suo pane quotidiano spacciato per “volere di Dio” da accogliere e glorificare.

SCAPPARE O SOPRAVVIVERE? – Durante il primo periodo, Elizabeth non fu mai abbandonata dal pensiero di scappare anche se sapeva benissimo che questo avrebbe costituito il rischio di venire uccisa. In seguito, pensando alla famiglia e ai fratelli, decise di attuare la strategia della sopravvivenza: assecondare il mostro e sperare di essere trovata presto. Per nove lunghi mesi la ragazza è stata costretta a vivere in una tenda da campeggio, con la caviglia legata ad un cavo. In alcune occasioni, quando i tre dovevano spostarsi e farsi vedere in pubblico, la ragazza veniva camuffata e costretta a chiamarli mamma e papà per non destare sospetti. Ad un certo punto il mostro aveva perfino espresso l’intenzione di rapire la cugina di Elizabeth per farne la sua terza moglie. Fortunatamente, il piano di rapimento non aveva però sortito risultati.

PAZZO O MOSTRO – Mentre la moglie è stata processata a tempo debito, e sconta adesso 15 anni di reclusione, il mostro, dopo 8 anni, attende il giudizio del tribunale. La richiesta dell’accusa è l’ergastolo. La difesa continua ad arroccarsi sull’incapacità di intendere e di volere ma è stata smentita dalla deposizione della vittima stessa che ha affermato: “Mi ricordo che gli dissi che se mi avesse lasciata andare non avrei sporto denuncia. Lui disse che sapeva esattamente cosa faceva e quali sarebbero state le conseguenze delle sue azioni“.

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