Berlusconi e l’offshore: quelle 64 società per evadere 3500 miliardi

Su Repubblica la ragnatela di entità giuridiche emerse dall’analisi della KPMG che consentivano al Cavaliere e a Mediaset di evadere...

Su Repubblica la ragnatela di entità giuridiche emerse dall’analisi della KPMG che consentivano al Cavaliere e a Mediaset di evadere le tasse e creare fondi neri

Bei tempi, quelli. Quelli in cui serviva crearsi un bel po’ di entità fuori bilancio per occultare soldini e portarsi a casa 3500 miliardi, di cui 800 totalmente offshore, per farsi un fondocassa da utilizzare nei casi particolari. Come pagare un giudice, un testimone o un calciatore. Li rievoca Giuseppe D’Avanzo su Repubblica, che fa le pulci alla galassia Fininvest partendo dalla famosa perizia del revisore di bilancio KPMG. Utilizzata nel processo All Iberian per falso in bilancio. Scrive D’Avanzo:

Il documento di KPMG racconta come vanno le cose nella società di Berlusconi: Fininvest sommerge buona parte della sua contabilità. Nascosta da un doppio registro, movimenta, nei 7 anni analizzati dalla perizia, almeno 3 mila e 500 miliardi, 884 dei quali occultati su piazze off-shore. “Per alterare la rappresentazione della situazione economica, finanziaria e patrimoniale nel bilancio consolidato Fininvest”, scrive KPMG. Si scopre che la Fininvest opera attraverso due comparti societari. Il “Gruppo A” – ufficiale – e il “Gruppo B”, riservato. Lo spiega l’avvocato inglese David Mills, che ne costruisce l’architettura riferendone direttamente anche a Silvio Berlusconi: “Il Gruppo B è un’espressione utilizzata per differenziare le società ufficiali del gruppo A da quelle, pur controllate nello stesso modo dalla Fininvest, che non dovevano apparire come società del gruppo per essere tenute fuori dal bilancio consolidato. Un promemoria definiva le società del gruppo B “very discreet” (molto riservate), perché il collegamento con il gruppo Fininvest rimanesse segreto”.

Ma così non va. E i paradisi fiscali diventano un inferno:

La KPMG individua 64 società off-shore su tre livelli. Al primo appartengono 29 sigle, distribuite geograficamente in quattro aree. “Ventuno società hanno sede nelle Isole Vergini inglesi, cinque nel Jersey, due alle Bahamas, una a Guernsey”. “Altre tredici società – anch’esse off-shore – formano il secondo livello. Si tratta di “controllate” da società del primo livello da cui non si distinguono né per funzioni, né per organizzazione societaria”. Caratteristica comune anche alle 22 sigle del terzo ed ultimo livello. Ancora KPMG: “La gestione (di queste società) è a cura di amministratori e personale del gruppo Fininvest”. I reali beneficiari (beneficial owner) sono “amministratori, dirigenti, consulenti o società del gruppo Fininvest”. Dalla Fininvest “dipende quasi esclusivamente il loro finanziamento che avviene attraverso le medesime banche e società fiduciarie”.

I beneficial owner, ovvero la stessa formula utilizzata da Lorenzo Rudolph Francis per chiamare in causa Giancarlo Tulliani.

Ricapitoliamo: c’è un comparto segreto, protetto all’estero, ne fanno parte 64 società direttamente controllate da Fininvest. In nome e per conto di Fininvest, concludono transazioni in settori ritenuti strategici per il Gruppo. I loro bilanci sono invisibili, ma solo alla contabilità ufficiale, perché i dirigenti di Fininvest ne hanno il pieno controllo. Come abbiamo già detto, tra il 1989 e il 1996 attraverso il comparto B sono stati stornati dai bilanci Fininvest 884 miliardi e 500 milioni. Cifre parziali, sostiene KPMG, perché “i conti cui è stato appoggiato per sette anni il comparto migrano verso le Bahamas. A Nassau, in Norfolk House, a Frederick Street, ha sede la Finter Bank & Trust. Qui, su nuovi conti sarebbe affluita la ricchezza del fu comparto B”.

Bei tempi, quelli. Altro che una casetta piccolina a Montecarlò.

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