di Dario Ferri
postato alle 13:04 del 27 Agosto 2008 in InterniTorna alla home

Cristiano De Eccher e l’inchiesta sulla strage di piazza Fontana: secondo il giudice Salvini, l’oggi senatore del PdL avrebbe custodito il dispositivo che ha consentito lo scoppio della bomba che ha ammazzato diciassette persone nel dicembre del 1969 a Milano

Tic-tac tic-tac tic-tac tic-tac…Boom. A causa della loro brevità, le biografie dei parlamentari non sempre rendono giustizia alle loro molteplici attività. A puro titolo di esempio, basta leggere questa dedicata al senatore del Popolo delle Libertà in quota Alleanza Nazionale Cristiano De Eccher. Alla voce “professione” il calepino recita soltanto “insegnante di chimica e scienze naturali”. Eppure il buon De Eccher è stato molto di più, ed è giusto che la storia gliene renda merito. Come l’intensa attività politica dentro Avanguardia Nazionale, “un’organizzazione politica della destra estremista ed eversiva italiana, fondata nel 1960 da Stefano Delle Chiaie e disciolta, legalmente, nel 1976″, di cui è stato responsabile per il Triveneto. Oppure il suo ingresso nell’inchiesta sulla bomba di Piazza Fontana a Milano, che il 12 dicembre 1969 provocò la morte di 17 persone (e il volo da un davanzale della questura di un innocente, Pino Pinelli).

QUEI MERAVIGLIOSI SEVENTIES - Ne parla diffusamente e con dovizia di particolari Gianni Barbacetto nell’ultimo numero di Micromega. Il nome di De Eccher entra in gioco nel 1973, quando i carabinieri gli perquisiscono la casa. Il ragazzone promette bene: alto, biondo, nibelungo, diretto discendente di una nobile famiglia del Sacro Romano Impero, e proprietaria del magnifico castello di Calavino dalle parti di Trento. Ma soprattutto: amicone di Franco Freda, condannato ad anni 15 di reclusione per associazione sovversiva. Le forze dell’ordine trovano il solito florilegio di libercoli, volantini, manifesti e opuscoli; ma anche 78 pile elettriche.  Le pile all’epoca facevano parte dell’armamentario del perfetto stragista: servivano a confezionare esplosivi. Gli chiedono che se ne fa, e lui risponde: “mi servono per i miei hobby”. La madre, alla stessa domanda, replica invece che li usano per far giocare i figli di un amico di famiglia, il colonnello Santoro, ufficiale dei carabinieri e superiore di chi sta effettuando la perquisizione. Uno strano riferimento, e ancora più strano è che un documento del Sid (l’allora servizio segreto) che racconta della perquisizione e del particolare delle pile viene inviato in lettura al famigerato generale Gianadelio Maletti.

C’E’ UN GIUDICE A MILANO - La perquisizione rimane senza esito, ma negli anni Novanta il giudice Guido Salvini, ritrovando l’appunto del Sid, ricostruisce la storia. Partendo dal presupposto che, secondo alcune fonti “nere”, De Eccher è il custode del timer della bomba di piazza Fontana. Secondo Salvini, la spiegazione della madre per le pile è un messaggio cifrato: Santoro di figlio ne ha uno solo, ma è famoso per aver depistato le indagini sulla strage di Peteano; e secondo Azzi è anche il “fornitore del tritolo ufficiale” dei neofascisti, in associazione con “Stefano Delle Chiaie, Paolo Signorelli, Mario Merlino, Franco Freda e Giovanni Ventura”. Insomma, la genitrice del nostro con quella frase forse voleva mandare un messaggio cifrato, dicendogli più o meno che il figlio era “coperto” dai più alti gradi, e che quindi non ci mettessero troppo zelo nell’indagare su di lui, tanto era inutile. In effetti, emerge che la cellula trentina era in effetti sotto l’ala protettiva del centro Cs di Verona.

MA CHE BEL CASTELLO - Scrive Salvini, citato da Barbacetto: “Purtroppo l’atto investigativo non era stato esteso al castello di Calavino di proprietà della famiglia De Eccher, dove, probabilmente i timer erano occultati. Se De Eccher, come pare ormai certo, ancora deteneva in quel periodo parte dei timer utilizzati per gli attentati del 12 dicembre 1969, la perquisizione avrebbe potuto consentirne il ritrovamento con conseguenze catastrofiche per il gruppo di Padova e per coloro che all’interno del Servizio avevano offerto loro copertura”. I timer li aveva comprati Freda a Bologna al costo di 80mila lire, e sono custoditi per essere utilizzati come fonte di ricatto su ordine di Delle Chiaie: così l’editore nero è costretto a starsene buonino in carcere a farsi processare senza parlare di suoi eventuali complici. Freda verrà prima condannato e poi assolto per piazza Fontana, anche se alcune prove emerse dopo il processo indicheranno lui come un esecutore materiale della strage (non più condannabile, in quanto non si può processare qualcuno due volte per strage). Ed Eccher non verrà mai condannato per nulla in relazione a piazza Fontana.

CAMERATI ALL’ARMI! - Sempre Barbacetto ricorda un’altra circostanza interessante del curriculum di Eccher: secondo un rapporto del Sid lui, insieme ai fratelli Cecchin, ha organizzato “un addestramento alla guerriglia sulle pendici della Maranza”, con 50 chili di tritolo, detonatori e quattro moschetti, mentre secondo Vincenzo Vinciguerra Eccher diede l’ordine di fermare un attentato dimostrativo sulla linea ferroviaria Trento-Verona. Nella sua fedina penale c’è solo un attentato contro l’auto di uno studente di Lotta Continua e una condanna a due anni per attività eversive. Insomma, forse si esagera qui quando si paragona Eccher a D’Elia (riconosciuto comunque colpevole senza ombra di dubbio). Ma certo, questa storia del timer di piazza Fontana dovrebbe far riflettere. Ci sono almeno 17, se non 18 buone ragioni per farlo.

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