Libertà e religione spesso sono due concetti inconciliabili. Si chiama teocrazia e nel mondo c’è. Ancora. Ecco dove e perché.
Tutti i peccati sono anche reati. La legge religiosa è legge di stato. Il vero capo di stato dovrebbe essere un leader religioso. Anzi, Dio stesso. E’ il governo di Dio, la teocrazia. Nel mondo ci sono 194 nazioni. 185 sono laiche. Uno stato laico ha sempre una cultura religiosa alla base
della sua storia. Non esistono stati senza religione. “Non esiste una società conosciuta, senza religione… La religione ha dato vita a tutto ciò che è essenziale nella società” E paradossalmente fu un sociologo ateo – Emile Durkheim – a notarlo. La legge di stato non si fonde con una dottrina religiosa, ma è impossibile separare totalmente aspetti culturali religiosi, legati alla storia di una certa nazione, dalle sue leggi civili. Ad esempio, negli stati di cultura cristiana il giorno di riposo è legato a quello della religione, la domenica. Questo è un fatto culturale che ha risvolti civili. Nelle teocrazie invece ogni aspetto giuridico è fondato sulle norme morali religiose.
REATO CONTRO DIO – Attualmente vi sono solo teocrazie islamiche. Nove nazioni. Arabia Saudita, Afghanistan, Sudan, Pakistan, Yemen, Nigeria, Somalia, Iran e Mauritania. Le leggi di stato sono rette dalla sharìa (che significa strada, via), cioè la legge islamica. Non a caso ci sono solo teocrazie islamiche. La sharìa si basa su tre disuguaglianze: uomo e donna, musulmano (mumin) e non musulmano (khafir), libero e schiavo. Le prime due sono tuttora in vigore. Nessuna disuguaglianza invece tra laico e religioso. Il mondo è invece diviso in Dhar al Harb (casa della guerra, stati non islamici) e Dhar al Islam (stati islamici). E’ stata tentata una carta dei diritti umani basata sulla legge islamica. Fu un insuccesso. L’Islam non può concepire una conoscenza della natura indipendente dal Corano nel senso della legge naturale, di origine stoica che il Cristianesimo ha fatto propria assumendo nel suo ordinamento il diritto romano. Ogni ragionamento in materia etica e politica non può avere altra fonte che il Corano e la tradizione che lo commenta, la Sunna e i detti di Maometto riferiti per tradizione. Mentre natura e ragione sono termini della tradizione cristiana dalle quali l’Illuminismo li ha ricevuti, essi sono interamente assenti nella cultura islamica: di qui appunto la radicale asimmetria. Non può esistere la separazione tra laico e religioso. Tra morale e legge civile. Ciò che è contro la legge islamica è reato. Per esempio, l’omosessualità, che è contro il Corano, viene sanzionata oggi con la pena di morte solo e in tutte le teocrazie islamiche. Questo è molto diverso dalla laicità di uno stato che ha un fondamento storico e culturale cristiano. Non esisterebbe l’Europa senza le sua radici cristiane, dovute al monachesimo benedettino. Anche i valori laici dell’illuminismo nascono in un ambiente culturale cristiano, per cui è impossibile separare storia, cultura e religione. Tuttavia uno stato di cultura cristiana non impone né la dottrina, né le norme morali ai propri cittadini. E direi che non le impone proprio in quanto stato che ha un fondamento cristiano. La tolleranza è il nome laico della fratellanza, anche se meno profonda. Ti sopporta la prima, ti considera come un fratello la seconda. In una teocrazia non è così. Nell’Islam un “fratello” è solo un altro musulmano, non qualsiasi essere umano (e questo vale anche per l’Ebraismo). La maggioranza degli stati di cultura islamica non è teocratica. Questo dipende dalla loro storia, non dalla loro religione. Se fosse per l’Islam ogni nazione dovrebbe essere basata sulla sharìa, sulla legge religiosa.
IL DOSSIER IRAN - L’Iran è sempre stato uno stato islamico. Non nel senso politico però. Così come l’Italia è un paese cristiano. La repubblica islamica è un’altra cosa. L’unica con una maggioranza sciita, il dieci per cento dell’Islam, è l’Iran. Fu l’ayatollah Ruhollah Khomeyni nel 1979 che prese il potere con la rivoluzione islamica.
Colpa dell’ultimo scià di Persia (Iran), Reza Pahlevi fu quella di voler modernizzare secondo canoni occidentali la nazione. E la modernità è odiata dai fondamentalisti. Un ayatollah (che significa “segni di Allah, di Dio”) è un capo religioso sciita, esperto in giurisprudenza e in studi islamici, ma queste due cose sono fuse tra loro. Legge religiosa e civile non conoscono separazione. Con l’ayatollah Mohammed Ishaq al-Fayad anche l’Iraq si sta avviando ad essere la decima teocrazia islamica nel mondo. La dittatura di Saddam Hussein scongiurava la teocrazia escludendo la libertà. La teocrazia sciita non garantirà comunque la libertà secondo i canoni occidentali. Tutti i paesi islamici sono a rischio di teocrazia. Dipende da quanto il sentimento fondamentalista fa presa sulla popolazione. In realtà non si dovrebbe parlare di fondamentalismo per l’Islam. Se viene applicata veramente la sharìa, come dovrebbe essere, siamo già nel fondamentalismo. Ricordo non può esistere una separazione tra laicità e religiosità, tra civile e religioso nell’Islam. Dove questa c’è è perché è tenuta in piedi da compromessi politici o una forza liberale dominante. C’è chi vorrebbe far entrare nell’Unione Europea un paese che consente, almeno moralmente, che la figlia venga uccisa dal fratello maggiore, se questa ha disonorato la famiglia. L’Iran? No, la Turchia.
ESEMPI – Ogni paese islamico (anche non teocratico) ha un capo religioso, il gran muftì, che può emanare una sentenze giuridica, la fatwa. In tutti è possibile la poligamia. L’Arabia Saudita è quella che ha le maggiori restrizioni religiose. E’ proibito qualsiasi culto che non sia quello islamico. L’intera nazione è considerata suolo sacro. In Sudan vige la legge coranica dal 1980. La Nigeria ha adottato la sharia nel 2000. Il presidente Olusegun Obasanjo ha detto che la legge islamica è parte della vita dei musulmani e dei nigeriani. In Iran la polizia dei costumi islamici vigila sull’applicazione di comportamenti consoni al Corano e alla sharìa. E’ prevista la tortura. Nello Yemen è proibita la conversione ad altre religioni e il proselitismo non islamico. Scarsi i diritti per le donne. Afghanistan. Censura mediatica in base alla legge islamica. Somalia. Forti limitazioni di libertà di stampa, pensiero, associazione, movimento. Violenze e discriminazioni delle donne, incluse le mutilazioni genitali femminili. Pakistan. Conversioni forzate all’islam e persecuzione delle minoranze indù. Mauritania. Il matrimonio e il divorzio non richiedono il consenso della donna.























Ma se sono 194 nazioni e 185 sono laiche, e le non laiche sono le 9 teocrazie islamiche indicate… la Città del Vaticano è stato laico?
Dal testo:
“Tuttavia uno stato di cultura cristiana non impone né la dottrina, né le norme morali ai propri cittadini. E direi che non le impone proprio in quanto stato che ha un fondamento cristiano. La tolleranza è il nome laico della fratellanza, anche se meno profonda.”
Visto quello che sta cercando di combinare il Vaticano (stato teocratico), facendo pressioni inammissibili per rendere reati (in Italia) i peccati come l’aborto o il divorzio, e per rendere impossibile anche l’autodeterminazione dell’individuo, non posso che dire che quanto scritto nell’articolo mi pare eccessivamente di parte.
TUTTI i monoteismi sono inconciliabili con idee diverse dalle loro, e il fatto che la chiesa non mandi più al rogo streghe e omosessuali è una questione di cultura diversa, non di diverso approccio religioso.
manca l’Italia, un paese a sovranità limitata.
Il vaticano non mette più a fuoco “gli eretici” semplicemente perchè c’è stata la rivoluzione francese e con essa l’illuminismo (Che poi manco quello era esente da una.. diciamo.. certa religiosità, ma è un altro paio di cazzuole e mattoni ;D)
Ricordo, altresì, l’ultima perla di saggezza targata b4×4: secondo questo sedicente personaggio, l’ateismo (o più semplicemente l’incredulità) è un ostacolo allo sviluppo.
E difatti a confermare questa meravigliosa teoria ci sono i paesi scandinavi.
Il vaticano non brucia più nessuno col fuoco. Usa la politica, le leggi e i mezzi di comunicazione.
Città del Vaticano non è una teocrazia
a) Non tutti i peccati sono anche reati
b) Nessuno vi è mai nato
c) Le uniche 550 persone che hanno il passaporto vaticano sono cittadini anche di un’altra nazione
lo stato vaticano è una teocrazia o forse una monarchia teocratica dove il monarca rappresenta Dio, non può essere qualificato in nessuna altra maniera
che poi come stato o nazione sia anomalo non ci piove
“Non esisterebbe l’Europa senza le sua radici cristiane ”
e senza l’impero romano?
Il Papa non rappresenta Dio. E’ il vicario in terra, cioè vice, di Gesù Cristo, il quale sì, è Dio.
Le radici dell’Europa moderna in quanto tale non provengono dall’impero romano. Sono i benedettini che l’hanno fondata, aggregando le polis attorno ai conventi.
“Sono i benedettini che l’hanno fondata, aggregando le polis attorno ai conventi”.
l’altro giorno ho fatto il bagno alle terme, un po di palestra, e poi ho guidato sull’appia fino a casa, l’ultimo pezzo di strada deviazione per processione.
Grazie per la risposta, Giorgio. Se permetti, posso chiedere maggiori delucidazioni:
“a) Non tutti i peccati sono anche reati”: quindi per essere una teocrazia dovrebbe essere sancito come reato anche l’essere, per esempio, golosi?
“b) Nessuno vi è mai nato”: è elemento fondamentale per una uno stato teocratico che i suoi cittadini vi siano nati?
“c) Le uniche 550 persone che hanno il passaporto vaticano sono cittadini anche di un’altra nazione”: uno stato teocratico impone di avere solo una nazionalità?
Questo articolo poteva benissimo chiamarsi:
“piccolo trattato della superiorità della cultura occidentale sopra ogni altra forma di pensiero”
Sono pigro, non solo, se uno bigia le lezioni di storia delle medie, beh, sono cazzi suoi, mi limito a copiare/incollare un passaggio a caso di una bolla papale un po’ meno a caso. Questa bolla dava disposizioni giuridiche per il trattamento degli ebrei all’interno dello “Stato della Chiesa”.
“Cum nimis absurdum”
1)tutti gli ebrei debbano vivere in un’unica zona, o, se questo non è possibile, in due o tre o quante siano necessarie, e che tali zone siano contigue e separate dalle abitazioni dei cristiani. Tali quartieri, stabiliti da Noi nell’Urbe e dai Nostri Magistrati nelle altre città, avranno un solo ingresso e quindi una sola uscita.
2)In ogni città, terra e luogo in cui abiteranno, gli ebrei avranno una sola sinagoga dove si trova abitualmente e non ne potranno costruire di nuove, non potranno possedere beni immobili, quindi dovranno distruggere tutte le loro sinagoghe, esclusa quella concessa ad ogni città; i beni immobili che gli ebrei possiedono attualmente, li dovranno vendere ai cristiani nei tempi stabiliti da ogni magistrato.
3)Affinché gli ebrei siano ovunque riconoscibili come tali e non possano quindi nascondersi o celarsi in alcun modo, siano obbligati e costretti, gli uomini a indossare un berretto ben visibile, le donne un altro segno di facile riconoscimento, entrambi di colore grigio (glaucum); non saranno mai autorizzati a non indossare il berretto o altro segno, col pretesto della loro importanza, di privilegi o di speciali permessi acquistati dal camerlengo della Chiesa, dai chierici della camera Apostolica, da presidenti e legati della sede Apostolica.
4)Gli ebrei non potranno assumere servitù cristiana e i loro bambini non potranno essere allattati o nutriti da balie cristiane.
5)Di domenica e negli altri giorni festivi stabiliti dalla Chiesa gli ebrei non lavoreranno pubblicamente e non faranno lavorare gli altri;
6)Non opprimeranno in alcun modo i cristiani e non stipuleranno contratti falsi o fittizi con essi;
7)Non oseranno divertirsi, mangiare o conversare familiarmente con i cristiani;
8)Nei libri contabili e nelle registrazioni relative ad affari con cristiani gli ebrei non useranno altro alfabeto che il latino o altra lingua che il volgare italiano; nel caso contravvenissero a tale prescrizione, i libri in questione non avranno alcun valore giuridico contro i cristiani.
9)Gli ebrei possono dedicarsi esclusivamente al commercio dei vestiti usati, alla cosiddetta arte della stracceria, e non possono trattare grano, frumento o altri beni alimentari destinati al sostentamento umano;
10)I medici ebrei non possono, nemmeno se richiesti e convocati, presentarsi presso malati cristiani né curarli;
11)Non possono essere appellati “signori” dai cristiani poveri;
12)Sono tenuti a rispettare gli statuti favorevoli ai cristiani in vigore nelle città e nei luoghi in cui risiedano temporaneamente;
Se gli ebrei trasgrediranno in qualunque modo quanto sopra stabilito nella città di Roma da Noi e dal nostro Vicario, e negli altri luoghi citati da altri da noi deputati, siano puniti dai medesimi magistrati secondo la natura del crimine, e, secondo la volontà Nostra e di questi nostri vicari, anche come ribelli, e colpevoli del delitto di lesa maestà, e come avessero tradito la fiducia di tutto il popolo cristiano
In Roma, nella Chiesa di S. Marco, 14 luglio 1555, nel primo anno del Nostro Pontificato.
“Le radici dell’Europa moderna in quanto tale non provengono dall’impero romano. Sono i benedettini che l’hanno fondata, aggregando le polis attorno ai conventi.”
L’ignoranza insita in questa affermazione parla per sé.
Tuttavia, qualche sprovveduto potrebbe esserne tratto in inganno.
La modernità occidentale consiste proprio nel superamento della gnoseologia cristiano/cattolica, posta a fondamento dell’indagine dell’universo conosciuto, tipica dell’età medievale.
Galileo fu una delle vittime di questa rivoluzione, che, evidentemente, l’autore dell’articolo ignora.
Le radici del pensiero occidentale in realtà stanno nel razionalismo greco, di cui gli stessi teologi medievali si servirono per mettere ordine in quella massa indistinta e proteiforme che erano le sacre scritture, dividendosi tra aristotelici e platonici.
Così come le radici degli ordinamenti giuridici degli stati occidentali risiedono fondamentalmente nel diritto romano.
Uno stato teocratico in quanto tale
sanziona con pene pecuniarie, con la reclusione in carcere o con la pena di morte i peccati contro la dottrina. Nessun peccato contro la dottrina cattolica viene sanzionato in questo modo nella Città del Vaticano. I reati comuni (ad esemio borseggio di un turista all’interno dell’area vaticana) sono trasmessi alla polizia italiana. In Vaticano esistono solo due piccole celle. Un’eresia è ad esempio un peccato grave, ma non viene sanzionato con i metodi sopra descritti. Esiste un controllo canonico sulle affermazioni consone alla dottrina, da parte della Congregazione per la Dottrina per la Fede, ma questo riguarda solo chi ha l’autorità di parlare in nome della Chiesa. In uno stato teocratico vengono sanzionati per tutti i i suoi cittadini, giuridicamente e con pene, i peccati contro la dottrina. Non è quindi il caso della Città del Vaticano.
Per quanto riguarda le radici cristiane dell’Europa,
con molta più di umiltà ed educazione e decisamente molta più istruzione si eviterebbe di negarle, cosa che non possono fare nemmeno gli storici laici e l’arroganza anticlericale. Ad ogni modo, con santa pazienza, per chi vuol veramente studiare:
Benedetto nasce nel 480, qualche anno dopo la fine dell’Impero romano avvenuta nel 476. L’esercito aveva deposto l’ultimo imperatore, Romolo, che un po’ per compassione un po’ per scherno veniva chiamato Augustolo. Secoli drammatici, di occupazioni militari e di saccheggi, di violenza e di desolazione. Nel V secolo Roma (già capitale dell’Impero e sede del Papato) era stata occupata e saccheggiata tre volte. La situazione migliorò con Teodorico che venendo dall’Oriente con il beneplacito dell’imperatore di Costantinopoli sconfisse e uccise Odoacre e a Ravenna eresse i monumenti che ancora oggi ri¬flettono lo splendore della cultura bizantina. Teodo¬rico sognava di far convivere insieme ariani e cri¬stiani fedeli al Papa.
Benedetto fu mandato a Roma a studiare. Lì provò una grande delusione nel constatare 1′indiffere¬nza che vi regnava: rilassamento dei costumi e conseguentemente della vita civile e culturale che per secoli era stata vanto dell’occidente. La scuola dopo il crollo dell’Impero ripeteva le glorie del passa¬to. A Roma aveva visto lo squallore dei monu¬menti solenni, ora fatiscenti. Maestri che insegnavano l’arte della furberia nell’interpretare la legge… Ai tempi di Augusto la città aveva un milione di abi¬tanti; ora non raggiungeva le 50.000 anime. A scri-vere la biografia di Benedetto è papa Gregorio Magno, anch’egli monaco, Papa santo che seppe rista¬bilire l’autorità spirituale del papato.
Benedetto con la sua opera e la sua Regola ha infuso un lievito di civiltà e una identità all’Europa che si andava formando. Metteva insieme, educando¬li alla convivenza e all’unità, romani e barbari (ossia stranieri spesso invasori). Si ritirò a Subiaco proprio dove c’erano i resti di opere neroniane: la Villa sul corso dell’Aniene. Benedetto fondava tutto sull’uguaglianza e la fraternità tra tutti gli uomini seguendo il motto Ora et labora. Nell’antichità il lavoro era il ruolo degli schiavi, segno di avvilimento tanto che essere liberi significava non lavorare. La rivoluzione benedettina pone proprio il lavoro nel cuore della dignità dell’uomo. Con Benedetto il lavoro diventa fondamento della libertà dei figli di Dio, grazie al clima di preghiera nel quale si radica.
Prima di Benedetto i monaci si ritiravano in solitudine nel deserto. Benedetto colpito dal vagabondare di tanti monaci preferì la stabilità. Fondò monasteri dove la preghiera, la lettura, la formazione di sé scandivano le giornate. I suoi Monasteri dovevano essere autosufficienti. I monaci-contadini dissodano i terreni, aprono la strada al ripopolamento e a nuove forme di vita organizzata. I piccoli orti intorno alle prime celle si trasformano in estensioni produttive più vaste e spesso in aziende agricole, con allevamenti, laboratori e mercati che rivoluzionano l’economia di intere regioni. Il monachesimo occidentale germinò dall’interno di quella civiltà laboriosa ma anche insanguinata dalla violenza e flagellata dalla peste, malattia della quale era morto anche il papa Pelagio II, predecessore di Gregorio Magno. È qui che nasce l’uso di augurare “Salute” a chi starnutisce. L’Europa dei secoli VI e VII grazie a S. Benedetto pullula di piccoli gruppi monastici. Lottano contro la boscaglia, lo sterpeto, il disordine di fiumi e torrenti, la palude. Formano un paziente esercito alla riconquista di terre inselvatichite e dan¬no vita ad una quantità di aziende di “monaci con¬tadini”. Nascono stalle, magazzini, granai, mulini, piantagioni di vigne.
Dal monachesimo nato come fuga da una socie¬tà in tragico declino, nei secoli VIII e IX si passò a un minor numero di grandi fondazioni affiancate da al¬tre comunità. Questo avvenne in Francia dove la monarchia si era convertita. In Italia invece comin¬ciò nell’VIII secolo con i re longobardi (divenuti cat¬tolici dopo essere stati ariani) a Ravenna. Questi fe¬cero costruire decine di chiese, cenobi, abbazie. Il re longobardo fonda nell’VIII secolo l’abbazia di Nonantola e poi il monastero femminile di S. Giulia a Brescia, poi Pavia.
Come in Francia, anche in Italia nel IX secolo i monaci divennero coltivatori ricchi e amministrato¬ri di vaste terre. I monaci coltivavano una parte e il resto davano in affitto. Gli affittuari risiedevano nei poderi con le famiglie: così intorno ai monasteri sul finire del IX secolo abitavano centinaia di migliaia di persone. La pianta del monastero di San Gallo in Svizzera, per esempio, rivela le dimensioni sbalor¬ditive raggiunte dall’insieme degli edifici sacri nel IX secolo. Quindi all’ombra dei centri monastici si allargavano aziende, e nascevano città. Re e privati gareggiavano in offerte per i luoghi sacri per garantirsi protezione e preghiera. La grande proprietà monastica aveva anche una funzione: garantirsi l’ospitalità con tutta la corte. Per esempio a Novalesa in Piemonte Carlo Magno con la sua corte si trattenne a luogo tanto da consumare tutte le scorte alimentari dei monaci. Viandanti e pellegrini avevano diritto all’ospitalità.
Cassiodoro, nato nel 488 e morto ultranovantenne ne580 – figlio di un grande proprietario terriero calabrese che governo la Sicilia – fu incaricato subito di scrivere le lettere ufficiali in latino per re Teodorico. Ha salvato molti libri da lui raccolti nel “Vivarium”. Di qui i papi li facevano portare al Laterano per poi destinarli ai vari monasteri dell’Occidente per garantirne conservazione e copiatura. Cassiodoro stesso stabilisce le direttive per la copiatura dei testi classici religiosi e profani. Ecco perché i benedettini dovevano studiare matematica, geometria, astronomia, musica… per poter trascrivere correttamente.
Per mille anni l’Europa si pone in difensiva nei confronti dei popoli stranieri e soprattutto degli invasori arabi che nel VII secolo si insediano in Spagna e in Sicilia. Mentre i regni romano-barbarici, grazie appunto alla laboriosità benedettina, tentavano di costruire la loro identità, gli arabi, diventati padroni del Mediterraneo, saccheggiavano ovunque (saccheggi detti guerra santa) creando un clima anti-islamico.
La costruzione dell’Europa. Carlo Magno realizza il sogno di un grande impero romano-barbarico dando una struttura unitaria a quasi tutto il continente. Frantumatosi l’impero carolingio, l’obiettivo viene ripreso dagli Ottoni della dinastia sassone: in entrambi i casi la fede cristiana si rivela uno strumento fortissimo di coesione. Accanto ai vescovadi e ai monasteri nascono le prime scuole, gli europei ricominciano a studiare. Intanto l’Islam in continua espansione minaccia da vicino l’impero. Lo due civiltà si scontrano sullo stesso terreno europeo iniziando quel confronto, non sempre militare, che durerà por vari secoli.
Grande fu il contributo di Carlo Magno nella costruzione dell’Europa. Il re dei franchi, fondatore del sacro Romano Impero, non sapeva scrivere ed ha rilanciato la scuola. Era un cristiano discutibile e ha lasciato un segno profondo nella vita della chiesa. Ha iniziato un vasto e nuovo esperimento di convivenza fra tanti popoli diversi. L’Europa dell’VIII secolo era in frantumi da trecento anni e viene ricomposta per breve tempo. Era nato nel 742. Distrutto il regno dei Longobardi (nel 774), diventa re d’Italia. Fa del monaco benedettino Alcuino di York un ministro dell’Istruzione. È stato il difensore del¬la Cristianità, il controllore della Chiesa e insieme il custode della dottrina. Lotta contro gli Arabi (dis¬fatta di Roncisvalle), anticipando le crociate. Nella Chanson de Roland nell’XI secolo si parla di lui che abbatterà l’Islam in Europa.
La leggenda del millenarismo secondo la quale l’anno Mille avrebbe segnato la fine del mondo “Mille e non più mille”, si ripeteva nasce dal caos creatosi dopo il crollo dell’Impero. Basti pensare che nei 130 anni compresi tra l’elezione di papa Gio¬vanni VII e la morte di Silvestro II (873 1003) si so¬no avuti ben 33 papi più 4 antipapi. E su 33 papi, dieci sono morti assassinati (da notare che nessuno è stato santificato).
Durante la dinastia degli Ottoni secc. XI, XII si cerca di portare unità in Europa. Ottone I affida ai vescovi il governo dei feudi: una decisione che ebbe conseguenze gravissime. In seguito le monarchie si imporranno al mondo feudale.
San Francesco d’Assisi. La fine del XII sec. se¬gna, nell’Italia settentrionale e centrale, l’affermarsi del Comune, vale a dire il governo delle città da parte di quella nuova classe sociale che in seguito gli storici chiameranno borghesia. Si esaurisce il potere feudale che ha organizzato la società con rigida gerarchia. Nelle città emergono le corporazioni artigiane, quel popolo grasso che estromette dal governo feudatari e popolo minuto, al quale è fatto divieto di organizzarsi non solo in corporazioni ma persino in gruppi religiosi. Anche Assisi si regge sugli ordinamenti comunali.
Tutta l’Europa è in guerra perpetua e con la guerra si diffondono carestie e pestilenze che lo spostamento dei soldati si incarica di diffondere. Se i comuni combattono fra di loro, l’imperatore combatte contro quanti non riconoscono ì suoi privilegi, primo fra tutti il pontefice.
La Chiesa ha diversi problemi dovuti, oltre che alla continua frizione nei riguardi dell’imperatore, anche al diffondersi di nuove eresie e movimenti di contestazione dell’autorità. Catari e Valdesi si infiltrano dal Medio Oriente o dalla Francia anche in Italia. Nove volte su dieci li qualifica il problema della povertà con l’irresistibile richiamo del Vangelo. Dal sud giunge l’utopia di Gioacchino da Fiore.
Assisi, cuore dell’Umbria, lungo le vie che conducevano a Roma, diventa città dell’anima, dove Francesco giullare di Dio, figlio di mercanti, fece una scelta radicale. Restaura S. Damiano. Inizialmente irriso diventa il riformatore spirituale della chiesa. Il suo zelo travalica i confini dell’Umbria, Toscana e Marche e invade l’Europa. Giotto penserà di interpretare il sogno di papa Innocenzo III mettendo la spalla del Santo a sostenere la costruzione minacciata della chiesa.
Dal 1096 al 1270 si sono avute otto crociate per la riconquista del Santo Sepolcro e dei luoghi santi, in particolare la tomba di Cristo. Ad una di queste partecipò anche S. Francesco, che incontrò il sultano. Sono state una specie di grande pellegrinaggio di popolo vissuto in spirito penitenziale. Tuttavia prevalse l’idea delle armi e quindi della guerra santa. E questo sia da parte cristiana che da parte islamica. Con le crociate incominciano ad arrivare in Europa le reliquie dalla Terrasanta: a Loreto giunge la Casa di Maria, a Colonia i doni dei Re Magi, a Chartres il telo di Maria, ecc..
In Europa cominciano i pellegrinaggi interni per raggiungere i luoghi della memoria dove si custodiscono appunto le reliquie della fede. L’Europa è in agonia (1347-1350) per la peste nera. Nascono gli ospedali cittadini sul modello degli ospizi monastici. Era il secolo della cattività avignonese, ossia dell’assenza del Papa da Roma.
Nel secolo XV la pressione turca conquista Costantinopoli: inizia l’incubo della cristianità. Gli Ottomani si istallano sulle rive dell’Adriatico, fino allora considerato un mare “interno”. Poi, dopo aver conquistato Serbia, Bosnia e Ungheria, posero l’assedio a Vienna. Le potenze cristiane difesero a stento quest’ultimo baluardo; la stessa battaglia di Lepanto non fu uno scontro decisivo ma solo un episodio nell’ambito di una strategia di contenimento, e la pressione turca non si allentò nei secoli successivi. Poi la situazione si capovolse quando in poco più di un secolo inglesi e francesi posero sotto tutela il vacillante Impero ottomano e si stanziarono stabilmente sulla costa nord-africana.
La conquista del Mediterraneo sanciva il passaggio degli Stati europei da una situazione di difesa nei confronti degli arabi, durata mille anni, a un espansionismo aggressivo; tanto che, ovunque, civiltà millenarie si sottoposero ad un rapido processo di occidentalizzazione. Nel XIX secolo si poteva fare il giro del mondo senza mai uscire dalla sfera di sovranità della Gran Bretagna e senza rinunciare al modello di vita anglosassone.
Il 1914 segna lo spartiacque fra la fin du siècle e il Novecento, che si presentava carico di tensioni e di aspetti contraddittori. La guerra non fu solo un immenso massacro; lasciò dietro di sé la scia velenosa dei nazionalismi e delle dittature. Nemmeno la fine del secondo conflitto mondiale riuscì a garantire la pace. La cortina di ferro che lacerò l’Europa non si limitava a sancire la divisione fra le due potenze egemoni, ma innescò un continuo braccio di ferro fra il mondo comunista ed il modello di vita dell’Occidente.
Per quarant’anni la guerra fredda ha provocato uno stato di tensione nei rapporti fra i blocchi ed all’interno dei singoli paesi, dove il conflitto ideologico ha investito partiti, sindacati, forze sociali ed è passato dalla politica alla cultura, all’arte, al costume. Due civiltà, due modelli di sviluppo si sono fronteggiati: quello comunista e quello americano anticomunista. Un braccio di ferro durato fino al crollo del muro nel 1989.
Luoghi sacri dell’Europa cristiana. Ci sono alcuni luoghi carichi di storia e di significato nei quali si ritrovano le tracce della formazione dell’identità europea.
Francia. La Chartreuse, vicino a Chambéry. San Bruno, nato a Colonia nel 1030, fonda i Certosini: una comunità di eremiti. Cibo povero e molta contemplazione. Cluny: distrutta dalla rivoluzione francese, è detta l’abbazia martirizzata. Tutto ha inizio durante il regno di Carlo il Semplice, nel momento in cui l’unità di gran parte dell’Europa occidentale, ricostruita in impero da Carlo Magno, è ormai un pallido ricordo e si moltiplicano le divisioni territoriali. Fondata nel 910 nel cuore della Borgogna. Da Cluny dipendono 1184 abbazie, priorati e possedimenti, di cui 883 solo in Francia. S. Ugo muore nel 1109. Cluny raggiunge il suo apice nel XII secolo con Pietro il Venerabile. Nel Seicento è in piena decadenza. I monaci di Cluny si differenziano dai benedettini; in loro si registra il superamento della regola di Benedetto e lo sganciamento dal potere locale del Vescovo. I monasteri cominciano a dipendere direttamente dal Papa. Inizia la centralizzazione della vita della chiesa verso Roma che distinguerà sempre più l’Occidente dall’Oriente.
Spagna. Santiago. Il continente Europa si pone in cammino verso la tomba dell’apostolo Giacomo. Nella Spagna occupata per tre quarti dagli Arabi si diffonde una notizia eccezionale: Teodomiro (morto nell’847), vescovo di Iria Flavia, piccola diocesi sull’Atlantico, annuncia che è stata ritrovata una tomba romana con i resti mortali dell’apostolo che per primo evangelizzò la Spagna. È Giacomo, figlio di Zebedeo fratello di Giovanni evangelista, ambedue pescatori. Era stato sepolto nel Campus stellae, luogo rivelato dall’eremita mistico Pelagio. È tempo di lotta tra cristiani e musulmani. Fioriscono le leggende che partendo da Carlo Magno e dai paladini di Francia si innestano su fatti d’arme.
Quando il saraceno Al Mansur nel 997 rade al suolo l’edificio di culto, nasce l’attuale cattedrale in stile romanico-bizantino. Nel 1075 si pone la prima pietra. Santiago diventa la terza meta dei grandi pellegrinaggi dopo Gerusalemme e Roma. Avila è la città dei cavalieri e del castello interiore di Teresa. La santa nata nel 1515 si dedicò alla riforma del Carmelo. Nel 1970 è diventata la prima donna dottore della Chiesa. Oggi sono tre le donne dottori della Chiesa: la santa di Avila, S. Caterina ed Edith Stein, monaca carmelitana, ebrea convertita.
Svizzera. Ginevra: città di rifugiati politici e religiosi, liberi pensatori e emigranti. Nell’estate 1536 vi trovò rifugio anche Giovanni Calvino che temeva l’Inquisizione di Parigi. Simpatizzava per la riforma della chiesa propugnata da Lutero. Si diffonde il protestantesimo. Monastero di Einsiedeln, diventato centro di spiritualità europea, ancora oggi sede di una grande comunità benedettina.
Germania. Aquisgrana, residenza di Carlo Magno. Nella Cappella Palatina si conserva una preziosa reliquia: “il telo di Maria”. Wittemberg: Lutero con novantacinque tesi diede inizio alla Riforma protestante ed alla conseguente divisione delle chiese cristiane. La questione delle indulgenze è al centro delle polemiche. Lutero propone la Bibbia per tutti (fino allora era riservata soltanto al clero). Un uomo in ricerca di Dio tanto che divenne famosa la sua autodefinizione: “Noi siamo mendicanti” alla ricerca di Dio. Tra le figure spirituali del luteranesimo emergono quelle di Dietrich Bonhoeffer e di Sòren Kierkegaard.
Inghilterra. Canterbury è la cattedrale del dialogo tra anglicani e cattolici dove “Absentes adsunt”, gli assenti sono presenti, diceva Victor Hugo. Vi si conservano le tombe di due personaggi famosi: Enrico IV, che usurpò la corona a Riccardo II, e Edoardo, il principe nero, vincitore (1356) dei francesi a Poitiers. Nella cattedrale è indicato il posto della tomba di Thomas Becket, dissacrata e distrutta da Enrico VIII. L’Arcivescovo di Canterbury ha subito il martirio il 29 dicembre 1170. Qui la chiesa e il monastero figuravano tra le meraviglie del mondo cristiano. La tomba di Becket era stata inaugurata nel 1220.
L’Europa stessa è, fin dall’inizio, un concetto più culturale e storico che geografico. Erodoto, nel V secolo a.C., è il primo a conoscere l’Europa in senso geografico, che per lui è il mondo greco, in quanto distinto dall’Asia che i persiani consideravano di loro proprietà. Si tratta dunque di una piccola Europa, e anche di una piccola Asia, rispetto all’estensione che oggi conosciamo di questi continenti.
Con la formazione dei regni ellenistici a seguito delle conquiste di Alessandro Magno, e soprattutto con l’affermarsi dell’impero romano, nasce un “continente” che è la base della successiva Europa, ma che aveva confini ben diversi: si trattava in concreto del bacino del Mediterraneo, in tutte le sue sponde. In questo spazio avviene l’incontro storico tra Europa e cristianesimo, anche se il cristianesimo si diffonde nello stesso tempo più ad est, fino all’India, e più a sud, in particolare in Etiopia. Ha luogo così l’evangelizzazione dell’Europa e l’inculturazione della fede cristiana nella cultura ellenistico-romana: ne nasce una nuova civiltà cristiana, nella quale continuano a vivere, in maniera certo profondamente rinnovata, le grandi eredità greca e romana.
In seguito si verifica una poderosa spinta verso il nord, su due direttrici e in tempi diversi. Ad occidente verso i popoli germanici: la continuità è assicurata attraverso il concetto teologico e al contempo storico-politico di Sacro Romano Impero. Così, con Carlo Magno, emerge nuovamente l’antico nome di Europa, a indicare però il regno di Carlo, con la coscienza della continuità rispetto all’Impero antico ma anche della propria novità, di essere cioè forza del futuro. Il Sacro Romano Impero ha attraversato molte vicissitudini storiche, ma questa coscienza fondamentale è rimasta, si può dire, fino a tutto il XVIII secolo.
In oriente l’antico impero romano dura molto a lungo nella “nuova Roma” di Costantinopoli, fino alla conquista di questa città da parte dei turchi nel 1453. L’estensione verso il nord si dirige verso i popoli slavi (in parte però evangelizzati dalla Chiesa d’occidente). Dopo la caduta di Costantinopoli ha luogo in certo senso un altro trasferimento dell’impero, verso la “terza Roma” che si colloca a Mosca.
I due imperi, latino-germanico e greco-slavo, hanno molto in comune sul piano religioso e socio-culturale, ma hanno anche delle differenze profonde. In particolare, a oriente impero e Chiesa sono quasi identificati: l’imperatore, come rappresentante di Cristo, è infatti capo di entrambi. A occidente, invece, anche per l’assenza dell’imperatore da Roma, poté svilupparsi e consolidarsi in concreto la posizione autonoma del vescovo di Roma, successore di Pietro, come pastore universale della Chiesa. Già il papa Gelasio I, alla fine del V secolo, afferma che l’unità delle due potestà si ha solo in Cristo: nelle cose mondane i pontefici devono sottostare agli imperatori cristiani, mentre questi devono sottostare ai pontefici nelle cose della vita eterna. Si realizza qui quella distinzione che ha posto il fondamento di ciò che è proprio dell’occidente, sebbene tale distinzione sia stata, e in certa misura continui ad essere, fonte di infinite tensioni e sofferenze nel corso della storia.
IMPORTANTE:
Il cristianesimo, fin dal principio, ha compreso se stesso come la religione del logos, come la religione secondo ragione. Non ha individuato i suoi precursori in primo luogo nelle altre religioni, ma in quell’illuminismo filosofico che ha sgombrato la strada dalle tradizioni per volgersi alla ricerca della verità e verso il bene, verso l’unico Dio che sta al di sopra di tutti gli dèi. In quanto religione dei perseguitati, in quanto religione universale, al di là dei diversi Stati e popoli, ha negato allo Stato il diritto di considerare la religione come una parte dell’ordinamento statale, postulando così la libertà della fede.
Ha sempre definito gli uomini, tutti gli uomini senza distinzione, creature di Dio e immagine di Dio, proclamandone in termini di principio, seppure nei limiti imprescindibili degli ordinamenti sociali, la stessa dignità. In questo senso l’illuminismo è di origine cristiana ed è nato non a caso proprio ed esclusivamente nell’ambito della fede cristiana. Laddove il cristianesimo, contro la sua natura, era purtroppo diventato tradizione e religione di Stato. Nonostante la filosofia, in quanto ricerca di razionalità – anche della nostra fede – sia sempre stata appannaggio del cristianesimo, la voce della ragione era stata troppo addomesticata. É stato ed è merito dell’illuminismo aver riproposto questi valori originali del cristianesimo e aver ridato alla ragione la sua propria voce. Il Concilio Vaticano II, nella costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, ha nuovamente evidenziato questa profonda corrispondenza tra cristianesimo ed illuminismo, cercando di arrivare ad una vera conciliazione tra Chiesa e modernità, che è il grande patrimonio da tutelare da entrambe le parti.
Con tutto ciò, bisogna che tutte e due le parti riflettano su se stesse e siano pronte a correggersi. Il cristianesimo deve ricordarsi sempre che è la religione del logos. Esso è fede nel Creator spiritus, nello Spirito creatore, dal quale proviene tutto il reale. Proprio questa dovrebbe essere oggi la sua forza filosofica, in quanto il problema è se il mondo provenga dall’irrazionale, e la ragione non sia dunque altro che un “sottoprodotto”, magari pure dannoso, del suo sviluppo, o se il mondo provenga dalla ragione, ed essa sia di conseguenza il suo criterio e la sua meta. La fede cristiana propende per questa seconda tesi, avendo così, dal punto di vista puramente filosofico, davvero delle buone carte da giocare, nonostante sia la prima tesi ad essere considerata oggi da tanti la sola “razionale” e moderna. Ma una ragione scaturita dall’irrazionale, e che è, alla fin fine, essa stessa irrazionale, non costituisce una soluzione ai nostri problemi. Soltanto la ragione creatrice, e che nel Dio crocifisso si è manifestata come amore, può veramente mostrarci la via.
Nel dialogo, così necessario, tra laici e cattolici, noi cristiani dobbiamo stare molto attenti a restare fedeli a questa linea di fondo: a vivere una fede che proviene dal logos, dalla ragione creatrice, e che è perciò anche aperta a tutto ciò che è veramente razionale. Ma a questo punto vorrei, nella mia qualità di credente, fare una proposta ai laici. Nell’epoca dell’illuminismo si è tentato di intendere e definire le norme morali essenziali dicendo che esse sarebbero valide etsi Deus non daretur, anche nel caso che Dio non esistesse. Nella contrapposizione delle confessioni e nella crisi incombente dell’immagine di Dio, si tentò di tenere i valori essenziali della morale fuori dalle contraddizioni e di cercare per loro un’evidenza che li rendesse indipendenti dalle molteplici divisioni e incertezze delle varie filosofie e confessioni. Così si vollero assicurare le basi della convivenza e, più in generale, le basi dell’umanità. A quell’epoca sembrò possibile, in quanto le grandi convinzioni di fondo create dal cristianesimo in gran parte resistevano e sembravano innegabili. Ma non è più così. La ricerca di una tale rassicurante certezza, che potesse rimanere incontestata al di là di tutte le differenze, è fallita. Neppure lo sforzo, davvero grandioso, di Kant è stato in grado di creare la necessaria certezza condivisa. Kant aveva negato che Dio possa essere conoscibile nell’ambito della pura ragione, ma nello stesso tempo aveva rappresentato Dio, la libertà e l’immortalità come postulati della ragione pratica, senza la quale, coerentemente, per lui non era possibile alcun agire morale. La situazione odierna del mondo non ci fa forse pensare di nuovo che egli possa aver ragione? Vorrei dirlo con altre parole: il tentativo, portato all’estremo, di plasmare le cose umane facendo completamente a meno di Dio ci conduce sempre di più sull’orlo dell’abisso, verso l’accantonamento totale dell’uomo. Dovremmo, allora, capovolgere l’assioma degli illuministi e dire: anche chi non riesce a trovare la via dell’accettazione di Dio dovrebbe comunque cercare di vivere e indirizzare la sua vita veluti si Deus daretur, come se Dio ci fosse. Questo è il consiglio che già Pascal dava agli amici non credenti; è il consiglio che vorremmo dare anche oggi ai nostri amici che non credono. Così nessuno viene limitato nella sua libertà, ma tutte le nostre cose trovano un sostegno e un criterio di cui hanno urgentemente bisogno.