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Obama, Putin e il futuro della Siria

Nonostante l’apparente scambio di accuse dal podio dell’Assemblea Generale, gli Stati Uniti e la Russia sembrano pronti ad agire di concerto in Siria.

Barack Obama, United Nations Secretary-General Ban Ki-moon and Russian President Vladimir Putin sit together during a luncheon hosted by Ki-moon during the 70th annual UN General Assembly at the UN headquarters September 28, 2015 in New York City. Obama held a bilateral meeting with Indian Prime Minister Narendra Modi and with have a face-to-face meeting with Russian President Vladimir Putin later in the day.  (Photo by Chip Somodevilla/Getty Images)
Il presidente americano Barack Obama, il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon e il presidente russo Vladimir Putin alla serata di gala per la settantesima Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Photo by Chip Somodevilla/Getty Images)

 

LA SIRIA CHE VERRÀ –

Il mondo s’interroga sul futuro della Siria e non sono pochi quelli che tirano per la giacchetta l’eroe preferito. Siano putiniani, obamiani o neoconservatori, la maggioranza degli osservatori si è lanciata nel difficile esercizio di prevedere il futuro della Siria e le prossime mosse dei paesi coinvolti dalla guerra civile siriana, spesso scatenandosi con la fantasia. Al netto della disinformazione e dei deliri di chi gioca a Risiko dandosi arie da esperto, gli sviluppi delle ultime settimane sono tutt’altro che oscuri o incomprensibili, a partire dall’evidenza di un maggiore impegno della Russia a sostegno di Assad. Sgomberato il campo dalle fantasie più sfrenate, come quella di un intervento cinese accanto ai russi, resta il piano delineato pubblicamente da Putin, che prevede il sostegno russo ad Assad e la collaborazione delle potenze regionali e di quelle occidentali presenti in Siria, allo scopo di spazzare l’ISIS. Nel piano di Putin però ISIS è tutto quanto non è allineato al regime in Siria, curdi a parte, che il Cremlino riconosce come i soli che combattono contro il caos e il terrorismo islamico in Siria oltre ai governativi. Il fatto indiscutibile è che i bombardamenti aerei non bastano a far fuori l’ISIS e che gli unici che hanno uomini sul campo spendibili contro quelli del califfato sono gli iracheni, i curdi, gli iraniani e il regime di Assad con qualche rinforzo fornito da Hezbollah, e con quelli bisogna fare i conti.

I COLLOQUI SULLA SIRIA TRA RUSSI E AMERICANI –

Il piano è già conosciuto nei dettagli dall’amministrazione Obama, Russia e Stati Uniti hanno avuto incontri bilaterali sul destino della Siria nei giorni scorsi, anche colloqui «mil-mil» (tra militari), che dovrebbero servire agli americani per capire le intenzioni dei russi in Siria o almeno ad evitare di spararsi l’un l’altro. L’incontro tra Obama e Putin oggi dovrebbe aver chiuso il cerchio di quella che dall’esterno pare una presa d’atto americana a fronte di un’iniziativa del Cremlino a favore di Assad. Ma è un’iziativa che arriva anche e sicuramente a togliere le castagne dal fuoco sia ad Obama che a un’Europa ancora una volta irrilevante, neppure capace di gestire una prevedibilissima ondata di profughi senza che i governi dell’Unione finiscano per scannarsi.

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