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Perché l’Isis distrugge le statue

Maometto era un iconoclasta e distruggeva quelli che riteneva i falsi idoli delle religioni concorrenti, così ora gli estremisti dell’Isis prendono l’esempio alla lettera, ma solo fino a un certo punto.

 

isis ninive 3

PERCHÉ SPACCANO TUTTO – Gli uomini del califfato seguono una dottrina fondamentalista sunnita secondo la quale è vietata qualsiasi riproduzione di esseri umani o animali, tanto più se raffigurazioni di divinità, una vera eresia. Lo spiegano anche nel video che tanto scandalo ha destato ieri con la sua pubblicazione: «Queste rovine dietro di me, sono quelle di idoli e statue che le popolazioni del passato usavano per un culto diverso da Allah. Il Profeta Maometto ha tirato giù con le sue mani gli idoli quando è andato alla Mecca. Il nostro Profeta ci ha ordinato di distruggere gli idoli e i compagni del Profeta lo hanno fatto quando hanno conquistato dei Paesi. Quando Dio ci ordina di rimuoverli e distruggerli, per noi diventa semplice e non ci interessa che il loro valore sia di milioni di dollari».

IL PROFETA LO VUOLE – La motivazione dottrinaria è la stessa che spinse i talebani a distruggere le statue di Buddha di Bamyan in Afghanistan, ma in questo caso nel video c’è anche un messaggio che tra le righe prende le distanze dalle accuse rivolte all’ISIS di finanziarsi anche attraverso il traffico illegale del patrimonio archeologico di Siria e Iraq. Fonti irachene hanno reagito dichiarando che molti dei pezzi più pregiati sono già stati asportati ed esportati. Pezzi dal valore incalcolabile sia per la fattura che per la loro storia, essendo vestigia di popoli che in Mesopotamia hanno contribuito a porre le basi della civiltà moderna e a portare l’umanità fuori dalla preistoria.

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LA PROPAGANDA DELLA PUREZZA – Un tale mercimonio però incrinerebbe l’immagine intransigente dell’organizzazione ed ecco allora che il video diventa l’occasione per dichiarare, e in parte dimostrare, che i pii maomettani non fanno caso al volgar denaro quando c’è da seguire l’esempio del Profeta. Esempio peraltro molto disputato all’interno della stessa comunità musulmana, se è vero che in Arabia Saudita il governo ha provveduto a cancellare le tracce delle civiltà precedenti la venuta di Maometto, è altrettanto vero che in tutti gli altri paesi a maggioranza musulmana non accade niente del genere. Non per niente le vestigia irachene resistono da secoli intonse, e anzi custodite e valorizzate, in una regione a maggioranza sunnita.

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